Dall’alto del nuovo “Osservatorio”, Prada torna in Galleria Vittorio Emanuele

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Nel 2011 il gruppo Prada si aggiudicava i 5.000 mq. in Galleria Vittorio Emanuele II. Dopo cinque anni di lavori, studi e ristrutturazioni, lo scorso 21 Dicembre il progetto dalle declinazioni commerciali, culturali e di servizio alla città si è finalmente completato con l’apertura al pubblico di “Osservatorio“.

Il progetto si articola tra boutique uomo e donna che ospitano le ultime collezioni della Maison, Marchesi, storica pasticceria milanese acquisita dal gruppo Prada nel 2014 e infine Osservatorio, succursale di Fondazione Prada di largo Isarco, aperta nel 2015 in occasione di EXPO.

Prada conferma così la sua presenza in Galleria Vittorio Emanuele II, esattamente dove nel 1913 il nonno ed il prozio di Miuccia, Mario e Martino, aprirono il primo negozio della storica pelletteria.

Da sempre appassionati collezionisti d’arte, Miuccia Prada ed il marito Fabrizio Bertelli, Ceo del gruppo, hanno voluto creare uno spazio con vista sull’Ottagono, che fosse luogo di esplorazione e di indagine della fotografia e dei linguaggi visivi, della loro costante evoluzione e delle loro affinità con altre realtà creative.

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Gli spazi espositivi di Osservatorio sono molto particolari: 800 mq. al quinto e sesto piano, livello della cupola in vetro e ferro che copre la Galleria originariamente costruita da Giuseppe Mengoni tra il  1865 e il 1867.

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Il progetto di ristrutturazione è stato affidato allo studio 2×4 che ha condotto un restauro attento e rispettoso: sono state preservate le strutture verticali portanti in cemento armato a vista, così come i solai in legno e laterizio consolidati da elementi in ferro, inoltre, proprio nell’ottica di rispetto della storia degli ambienti e della loro identità, per i pavimenti si è riutilizzato il legno dei rivestimenti originari.

Vera e propria anima del luogo sono però le ampie vetrate che si affacciano sulla cupola conferendo all’ambiente una calma interiore, una quiete dai sapori romantici che fa di Osservatorio un vero e proprio rifugio dal caos di persone e rumori della Galleria.

Osservatorio si candida a divenire un’istituzione culturale, attenta al momento storico che stiamo vivendo, dove l’immagine e la sua cultura permeano i mezzi di quella comunicazione globale contemporanea che è la comunicazione digitale.

Forte di ciò, Osservatorio si presenta come un gigantesco occhio affacciato sì sul centro della città di Milano ma al contempo rivolto a tutto il mondo, attento agli interessi, alle attività e alle idee dei giovani, interrogandosi con essi sulle implicazioni sociali e sulla ricezione della produzione fotografica.

In linea con questa filosofia, “Give Me Yesterday” apre la programmazione di Osservatorio: Francesco Zanot, curatore della mostra, raggruppa 14 artisti italiani e stranieri e ci fa esplorare l’uso della fotografia come diario personale.

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Questi giovani artisti, le cui opere rientrano in un arco temporale che va dai primi anni 2000 ad oggi, hanno fatto del diario fotografico, tradizionalmente introspettivo, privato e personale, uno strumento dalla vasta eco: mettono alla portata di tutti la loro quotidianità, i loro rituali e la loro vita più intima.

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Questo il filo conduttore dell’esposizione che si articola su entrambi i piani di Osservatorio: al piano inferiore le fotografie di Ryan McGinley che mostrano la teatralità dei gesti più naturali, e quelle di Wen Ling, il primo photoblogger cinese; Leigh Ledare presenta invece due tipi di scatti,  naturali ed elaborati, volti a mettere in dubbio il rapporto madre-figlio. Riferimenti alla figura materna si trovano anche nei lavori ispirati al ready made di Vendula Knopova, e nelle pile di oggetti immortalati da Maurice Van Es.

Al piano superiore si sottolinea infine l’aspetto progettuale del lavoro fotografico: un lavoro che si sviluppa in modo sistematico e scientifico come Orizzonte Italia, 2011-2015 di Antonio Rovaldi, o come la serie di autoritratti di Melanie Bonajo, chiaro riferimento all’immaginario degli ormai onnipresenti social network.

Foto Copyright: FondazionePrada

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