Jørn Utzon, l’architetto dietro alla Sydney Opera House

Sydeny Opera House

Nato nel 1918 e scomparso nel 2008, Jørn Utzon ha avuto l’opportunità di vivere in prima persona tutti i movimenti architettonici e artistici del ventesimo secolo. Tra Danimarca, Svezia e Finlandia, lavorò al fianco di Alvar Aalto, un gigante dell’architettura e suo riconosciuto maestro.

A Copenhagen aprì il proprio studio professionale e vi rimase fino al resto dei suoi giorni, arrivando a vincere il Pritzker Prize nel 2003, alla fine di una carriera conosciuta in tutto il mondo grazie alla sua opera più importante: l’Opera House di Sydney.

Oltre ad un apparente (solo apparente) formalismo della Opera House si cela molto di più. Per Jørn Utzon gli edifici dovrebbero sempre occuparsi del benessere delle persone – benessere fisico e morale.

“Lavorare a partire dalle nostre mani, dai nostri occhi, dai piedi, dalla pancia, a partire dal nostro modo di muoverci, invece che basarci su norme statiche e regole accettate semplicemente perche’ comuni; questo e’ il cammino verso un’architettura che sia tanto varia quanto umana.”  (Idee di architettura, scritti e conversazioni – Jorn Utzon 2010)

Non è l’architetto del ventunesimo secolo che lavora solo al computer, anzi,secondo Jørn Utzon, gli architetti e i materiali devono essere una cosa sola. Bisogna capirli i materiali, solo in questo modo si potrà progettare al meglio.

Jorn Utzon

Con la Sydney Opera House ha dimostrato non solo di predicare bene, ma anche di essere pioniere nello sviluppo della conoscenza dei materiali e delle loro potenzialità. Per le coperture dell’edificio, aiutato dagli ingegneri Arup e Wesley, ha saputo utilizzare il cemento in un modo magistrale, creando le famose vele che ormai siamo abituati a vedere nei film, nelle riviste, nelle cartoline e ogni volta che si parla di Australia.

“Non è la forma a dover sopportare gli sforzi, piuttosto il contrario.”

Ispirazione. Questa frase viene da lui stesso spiegata in un’intervista – “Calatrava da forma al cemento con una potente armatura interna. le sue forme sono come rami e tronchi, mentre le mie sono come foglie, foglie secche. Potremmo dire che carta e cemento presentano le stesse proprietà: assegnando loro una certa forma sono in grado di resistere…i materiali possono mostrare di cosa sono capaci…”

La chiesa di Bagsvaerd, un altro capolavoro.

Queste sue teorie presero forma in un modo ancor più sorprendente nella chiesa di Bagsvaerd, in Danimarca, dove la copertura sembra un foglio leggero e sospeso, quando in realtà è cemento in grado di resistere alle sollecitazioni grazie alla conformazione che gli è stata data dall’architetto e dai suoi collaboratori.

Chiesa di Bagsvaerd

Attentissimo ai materiali dunque, ma anche alla committenza e alle persone. In questo l’influenza del suo maestro Alvar Aalto si molto sentire. Egli lo istruì sui principi dell’architettura organica spingendolo così a sviluppare i suoi progetti pensando prima di tutto alla persone.

Concludiamo con un aneddoto – sempre nell’intervista trascritta nel libro “Idee di architettura, scritti e conversazioni” – che vede Jørn Utzone raccontare un suo personale ricordo dei tempi in cui era allievo di Aalto.

(Parlando di pianificazione urbana) – “Affermava che se si osserva il fiorire di un ciliegio, si notera’ come ogni singolo fiore abbia una posizione diversa rispetto al sole e agli altri fiori che gli stanno vicino. Ogni fiore e’ differente per quanto riguarda la posizione, tuttavia tutti appartengono alla stessa famiglia.”

Siamo lontani dai quartieri funzionalisti del movimento moderno e del razionalismo. A mio parere nelle università si dovrebbe parlare un po meno di Le Corbusier e un po più di questa scuola.

Jørn Utzon
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