Nella Milano segreta apre Six, galleria, bistrot e flower design

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Una corte interna ospita, in via Scaldasole 7, una piccola oasi segreta dietro un pesante portone. Un piccolo pezzetto di paradiso per gli amanti, o pratici, del buon gusto. Si tratta di un cortile punteggiato dal verde, selvaggio a tratti, sul quale affacciano tre realtà distinte, in realtà complementari, parte dello stesso progetto: SIX.

SIX nasce a Settembre 2017 e coniuga tre momenti creativi sotto di sé, la Six Gallery, Sixième, il bistrot, e la boutique di green design Irene.

L’impressione che travolge è di totale unitarietà fra i tre ambienti che si raccordano nel cortile centrale, che assume la parvenza di un giardino aromatico abbandonato allo scorrere del tempo e delle piante.

La sensazione che il visitatore prova è quella di totale estraniamento dalla città circostante, il tempo sembra sospendersi.

Il primo ambiente che attira la nostra attenzione è la galleria Six, al di là del vetro infatti il cortile continua all’interno di un ambiente dalle pareti grigio fumè, in stile neocoloniale, all’interno del quale la cura per il dettaglio sembra maniacale e ogni pezzo al posto giusto. La scelta degli oggetti di design, e dell’illuminazione, calda, suggerisce un’atmosfera bohèmien. Nella lunga lista degli arredi compare il nome di Giò Ponti per le poltroncine e i nomi di Le Corbusier e Pierre Janneret per i fauteuil dall’India.

La vegetazione tropicale conferisce al luogo un carattere selvaggio, in netta armonia con il filo conduttore dell’intero progetto.

“Volevamo che ogni cosa, dagli arredi alle piante, sembrasse risiedere qui da sempre” per questo l’intervento di ristrutturazione dei locali ha portato alla luce la muratura in mattoni preesistente e la pavimentazione originale.

A curare l’interior design e le scelte compositive sono stati l’art director Samuele Savio e il duo di architetti David Lopex Quincoces e Fanny Bauer Grung. A questi ultimi appartengono alcuni dei pezzi esposti nella galleria mescolati ai vasi vietnamiti e ai mobili scandinavi moderni che creano un gioco di alternanze e contrasti.

Se lo scopo del progetto è quello di creare uno spazio intimo, nonostante la sua versatilità, direi che gli architetti ci sono riusciti, disegnando negli occhi del visitatore un quadro domestico, quasi riconoscibile in qualche frammento di memoria.

Lo stesso spirito si riconosce anche nelle scelte che contraddistinguono il piccolo bistrot Sixième, progettato dal musicista Sergio Carnevale. La protagonista dello spazio è senza dubbio la lampada scultura di Isamu Noguchi che illumina lo spazio.

La cucina che viene proposta è stagionale, segue il gusto raffinato, e delicato, degli intenditori che oggi riempiono i locali della città, alternando uno stile moderno ad uno chic-metropolitano.

Il bistrot invade, con le sue sedute, il cortile di ingresso, affacciandosi sull’ultimo spazio del progetto Six : lo studio di Irene Cuzzaniti, designer floreale e architetto di giardini. Lo studio è immediatamente riconoscibile grazie al piccolo lavatoio in pietra colmo di fiori, dietro il quale si cela la poetica della designer. Il luogo ospita oggetti insoliti, unici, idee, riviste e ispirazione, genuina, verde. Un mix perfetto fra natura e cultura.

Six suggerisce un nuovo modo di progettare, di guardare, di ascoltare e perché no di relazionarsi con la natura, dietro un portone a due passi dalla Darsena.

L’idea di Six, che nasce dall’imprenditore Mauro Orlandelli è compiuta. Il luogo assume un’identità unica, che accomuna sotto di sé creatività, eccellenza, unicità e dialogo. Dialogo fra le arti e fra gli uomini.

Six non è ordinario, è unico.

“Six come “sei”, il più piccolo dei numeri perfetti, prodotto dalla somma dei sui divisori”

Foto Copyright: @francilongoni – coperitna SimpleFlair

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