I foto-collage digitali di Robin Isely

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C’è chi l’ha definito come “uno spettacolo in cui si celebra l’instabilità”, o come il “luogo del pensiero”, e ancora, chi l’ha visto “bello come l’incontro fortuito su un tavolo operatorio di una macchina da cucire e di un ombrello”: è il collage, tecnica tradizionale, tuttora di tendenza, sperimentato e interpretato infinite volte, e con metodologie e media tra i più disparati.

Il “sempreverde” collage è la specialità di Robin Isely, talentuosa artista di San Francisco, specializzata nella realizzazione di papiers collés digitali d’ispirazione surrealista.

Le sue opere sono un amalgama allucinata di vecchie fotografie in bianco e nero, di materiali iconografici eterogenei, di elementi figurativi del tutto incongrui e contraddittori, scontornati, decontestualizzati, e accostati senza alcuna logica, per costruire una narrazione onirica di raffinatissimo pathos, un mondo fantastico popolato di personaggi ibridi, donne zoomorfe e scenografie paradossali, che ricordano le macabre atmosfere Carrolliane.

Aleggia un senso di mistero e di inquietudine sulle “opere di postproduzione” di Isely, regista dell’assurdo che, con i suoi montaggi dal sapore antico, ci conduce alla dimensione del sogno, attraverso un’esperienza immaginale rivelatrice di un’altra realtà, o di una surrealtà, dove le leggi del tempo e dello spazio non esistono.

I digital collages dell’artista americana sono stranianti, cupi, erotici, perturbanti, un coacervo di simboli, enigmi, fascinazioni, stramberie, mostruosità grottesche, messaggi da decifrare. La sua è un’ars combinatoria in grado di scatenare la fantasia dell’osservatore, un atto creativo di incastri impossibili e giochi non-sense, in cui tutto è ammesso.

Foto Copyright: Robin Isely

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Tag: Surrealism, Collage, Robin Isely.
Articolo di Alessia Cortese

Alessia Cortese

Fotografa freelance. Aspirante giramondo. Perdutamente innamorata di Max Ernst, Jane Austen e Georgia O'Keeffe. La musica è il mio pane quotidiano.

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