F-Architecture. La rivoluzione è donna

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New York, 2016. Columbia University. Quando Virginia Black, Gabrielle Printz e Rosana Elkhatib si incontrarono per la prima volta nella prestigiosa università statunitense, nulla avrebbe fatto presagire che non si trattasse di una storia d’amicizia come le altre.

Tre amiche, il fascino della grande mela, il desiderio di inseguire i propri sogni e realizzarli. Uno dei tanti cliché – si direbbe – di quelli che ispirano ogni film americano che si rispetti. Eppure queste ragazze non sono le protagoniste di un copione cinematografico di Hollywood, bensì di un progetto rivoluzionario che getta le sue radici nella vita reale.

La volontà di esprimersi, comunicare un’idea, fare la differenza – rifiutando le normali convenzioni imposte dalla società – si fonde a una passione straripante nata e maturata tra i banchi di scuola.

Conosciutesi alla GSAPP della Columbia (Graduate School of Architecture, Planning and Preservation), quello tra Virginia, Gabrielle e Rosana è lo storico e fatale incontro di tre anime affini destinate a diventare molto più che semplici amiche.

Mosse da un attivismo comune e dalla voglia di rivoluzionare il mondo dell’architettura (a partire dal concetto stesso), le tre decidono di legarsi per sempre e preservare quella che era molto più di una semplice amicizia anche fuori dalle mura della Columbia, una volta terminati gli studi.


F-ARCHITECTURE, abbreviazione di Feminist Architecture Collaborative è la loro sintesi. Rappresenta il loro progetto, idea e concretamente, il loro collettivo.

Si tratta di un’associazione la cui primaria intenzione è quella di rivoluzionare il concetto stesso di architettura: è necessario partire dal rifiuto della disciplina così come viene insegnata oggigiorno, per affermare nuove forme di espressione.

Serve, a loro avviso, una definizione più ampia di ‘architettura’, che sappia includere le questioni e i media che condizionano la vita all’ombra della legge, del capitalismo e di un’etero-patriarchia prolungata.

Per essere più chiari, quello a cui mirano le donne di F-architecture è realizzare uno spazio – sia esso fisico o cognitivo – che sostenga le donne e i loro obiettivi. Trattasi dunque di un tipo di architettura semantica – diremmo engagée – che più che “apparire”, mira a comunicare un messaggio secondo una prassi critica.

Architecture as a profession, when it responds to politics and to the invocation of an f-word — feminism — has a tired diversity discourse that’s really based in representation.

L’impresa delle 3 donne, come da loro descritta, può considerarsi come uno “spazio di ricerca architettonica volta a districare la politica spaziale contemporanea e le apparenze tecnologiche dei corpi, intimamente e globalmente “.

After the election we all started to re-think our forms of political action and try to examine where agency and efficacy may lie, whoever we are, architects or otherwise. One of these ideas was to think about the use of design to represent different populations or political views and to think about what the architectural aesthetic of politics even is.

Concretamente si realizza in installazioni temporanee, mostre, performance, attivismo, scrittura e progetti basati sulla ricerca, mirati a portare alla luce tematiche attuali di estrema importanza, come la mercificazione del corpo e il sopruso.

Ne ricordiamo alcuni fra i più importanti:

Cosmo Clinical Interiors di Beirut

Un progetto di ricerca, mostra ed esperienza di realtà virtuale che esplora il ruolo dell’architettura nel dare forma alla cultura, alla politica e ai soggetti.

Still I Rise: Feminisms, Gender, Resistance

Una mostra nel Regno Unito con il lavoro di 40 artisti il cui tema era mostrare come nel corso degli anni  le donne hanno combattuto l’oppressione.

Critical Happy Hour

Sessioni di discussione collaborativa organizzate con QSPACE e incentrate sulla speculazione critica per un futuro equo.

In un mondo in cui il ruolo della donna nel settore viene spesso marginalizzato o non considerato come dovrebbe, le tre donne si impongono nella volontà di perseguire un cambiamento radicale importante.

Il loro attivismo sociale e idee avanguardiste nel campo dell’architettura e del design hanno permesso alle 3 amiche di conquistarsi nel 2019 un Award dalla prestigiosissima Architectural League di New York.

Se è vero che chi crede davvero nei propri sogni, alla fine li realizza, di certo questo trio di progettiste newyorkesi ne è una prova lampante.

Foto Copyright: Casey Carter – Keith Hunter – Peter Fabo

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Tag: F-Architecture.
Articolo di Giuditta Duranti

Giuditta Duranti

Vivo per scrivere, scrivo per vivere. Fotografo per passione. Da sempre innamorata dell'arte e della letteratura, mi diletto con zelo e passione a narrare le vicende del mondo e a immortalarne i momenti più belli.

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