La stoffa di Sheila Hicks

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Siamo nella seconda metà del ‘900 Sheila Hicks si fa strada nell’era delle avanguardie americane, nell’era dell’espressionismo astratto (Pollock) e della Pop Art (Wharol). Hicks reinventa e ridefinisce l’esperienza finora fatta con la fibra, utilizzando il tessuto come elemento espressivo, mezzo per la sua arte.

Si laurea all’università di Yale sotto la tutela di Josef Albers (maestro del Bauhaus), viene presto influenzata dal suo uso dei colori, che non la abbandoneranno mai, fino a diventare, insieme al tessuto, espressione della sua arte. Scolpisce il colore tanto quanto il tessuto affermandosi come vera regina dell’arte tessile.

Si trasferisce in Sud America, attratta dalle novità, dai colori, e dalla cultura precolombiana. In Chile, comincia ad appassionarsi alle fibre, le introduce nei suoi lavori, viene attratta da materiali avvolgenti come il cotone, la lana, le sete e intere matasse di fili. Viaggia tra il Messico, il Marocco, il Sud Africa e l’India. Oggi si sposta tra Parigi e New York, esponendo nelle grandi capitali del mondo.

Nell’ultimo anno ha partecipato alla Biennale di Venezia 2017, ha esposto nei giardini della Reggia di Versailles, e si è conquistata un’intera personale al Centre Pompidou di Parigi. La mostra parigina “Lignes de Vie”, inaugurata lo scorso 7 febbraio 2018, viene definita dall’artista come una mostra “stravagante”, non si tratta di piccole sculture, o piccoli dipinti che si comportano autonomamente; Si tratta di una vera storia, raccontata da opere che prendono vita giorno e notte, illuminate al buio restano visibili dall’esterno in qualsiasi ora.

Le sue sono opere di grande contemporaneità, la tecnica, però, non si può dire essere altrettanto innovativa. Lavorare i tessuti, le fibre, è uno dei mestieri più antichi, e ancora oggi molto sviluppati in paesi come l’Asia o l’India. Sheila Hicks ha la capacità di tradurre il suo pensiero artistico in qualcosa di estremamente conosciuto e allo stesso tempo estremamente innovativo.

Le sue sculture invadono il confine dell’installazione, diventano esse stesse spazio e ambiente, le opere invogliano lo spettatore ad avvicinarsi, a fare esperienza tattile e non solo visiva di quelle esplosioni di colori e forme.

Foto Copyright: sheilahicks

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