La fotografia sperimentale di Yuki Onodera

Al centro dei lavori di Yuki Onodera c’è la fotografia. Non solo come mezzo, ma come tema e soggetto.

Nella serie Camera del 1997 le immagini sono state ottenute ponendo due macchine fotografiche una di fronte all’altra. Scattando nello stesso momento, quella priva di pellicola faceva da soggetto e attivava il flash, mentre l’altra catturava l’immagine.

Queste sono foto di ciò che di solito fotografa, di ciò che “non vuole essere fotografato”. Onodera ha esplorato così la natura dell’atto di fotografare e dell’oggetto-soggetto macchina fotografica.

Eleventh finger è un progetto sui gesti inconsci che compiamo in continuazione. Una raccolta di rappresentazioni di persone incrociate per strada, indaffarate e distratte, catturate senza guardare nel mirino della fotocamera.

Scatti rubati, sottratti di nascosto e senza prestare troppa attenzione. L’autrice ha sovrapposto ai volti dei soggetti dei ritagli di carta, elaborati come il pizzo. Forse per rispettare il loro diritto all’anonimato, forse per enfatizzare la bizzarria e originalità di alcuni movimenti. Anche grazie a questa scelta, sono le mani a risaltare e a conquistare l’attenzione dell’osservatore.

Da qui il titolo: l’undicesimo dito, che si aggiunge a quelli delle persone nelle immagini, è quello decisivo della fotografa sul pulsante dell’otturatore.

12 Speed è una serie che tratta della relatività della verità fotografica. Onodera ha disposto su un tavolo oggetti che si potrebbero trovare nella cameretta di un’adolescente. Merendine, un bicchiere di latte, pupazzi, cuffie, una macchina fotografica.

La composizione ricorda le nature morte olandesi del Seicento e similmente ospita anche vasi e piatti. Le 12 fotografie sono solo apparentemente identiche. Al centro della tavola uno specchio riflette la foresta di Fontainebleau nella quale è stata allestita.

Lo specchio è orientato in maniera leggermente diversa in ogni foto. Solo sfogliando la serie in sequenza ci si può fare un’idea del contesto in cui è stata creata. Sullo sfondo rosa shocking una scritta tipo graffito urbano recita “eternity”, riferimento alla teoria dell’eterno ritorno di Nietzsche.

Muybridge’s twist del 2014 è un omaggio all’arte della fotografia e a uno dei suoi più celebrati maestri. Muybridge ha compiuto la famosa impresa di fissare per la prima volta il movimento di animali e persone, in particolare la corsa dei cavalli.

Onodera, ispirata anche dai dipinti dei futuristi, ha continuato l’esperimento in questa serie, immortalando corpi impegnati in mosse inusuali. Le pose sembrano tratte da coreografie scatenate. Non si tratta di movimenti visibili nella vita di tutti i giorni, e le immagini sono state tagliate e ricomposte in collage innaturali, con numerose gambe e braccia.

Proprio come Muybridge ha reso visibile il galoppo di un cavallo, impercettibile a occhio nudo, Onodera svela moti del corpo umano che non credevamo possibili.

Foto Copyright: Yuki Onodera – yukionodera.fr

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