Conversazioni sul Festival di arte urbana Without Frontiers – Lunetta a Colori

Without Frontiers – Lunetta a Colori è il Festival ideato per la ‘riqualificazione urbana e la valorizzazione culturale’ dell’omonimo quartiere alla periferia di Mantova. Simona Gavioli e Giulia Giliberti hanno realizzato, per questa iniziativa, un progetto curatoriale che armonizza gli interventi degli artisti coinvolti e che ha il fine di abbattere le barriere sociali e culturali tra centro e periferia, tra la matrice rinascimentale e le tendenze contemporanee della città.

Iniziamo la ns intervista ponendo alcune domande a Simona Gavioli:

Maria Chiara Wang: Il Sindaco di Mantova Mattia Palazzi nella presentazione del testo Without Frontiers parla di ‘Estetica al servizio delle persone’: in che modo vivere nella bellezza può portare ad un cambiamento virtuoso?

Simona Gavioli: Nel testo che hai citato, Laura Fattorini afferma che “il bisogno di ricercare la bellezza diviene più urgente”. Vivere nella bellezza significa anche, in qualche modo, riconoscersi in questa. Se ciò che ci circonda è bello e se noi ci riconosciamo nell’identità bella di un territorio, ci sentiamo partecipi di questa bellezza, torniamo a conferire un significato personale ai luoghi e attribuiamo nuovamente valore a ciò che definiamo casa, al quartiere, alle persone. Appartenere a un luogo significa cercare continuamente di instaurare relazioni, di condividere idee e progetti. E se la bellezza è l’essenza dell’arte, significa che l’arte può fare tutto questo.

MCW: Quali sono gli accorgimenti che, insieme ad Alessia Cadetti e agli altri collaboratori, state mettendo in atto per favorire la conservazione delle opere? Che durata pensate di poter garantire ai lavori degli artisti?

SG: Ogni anno, prima di attuare la trasformazione del quartiere, eseguiamo diversi sopralluoghi con i tecnici – spesso sono artisti dell’associazione Il Cerchio e Le Gocce – per visionare lo stato dei muri. Siamo consapevoli che una parete che presenta condizioni difficili, come il mantello che si scrosta, o che abbia piccole crepe o imperfezioni, possa essere la causa della non buona riuscita dell’opera d’arte (nuovo affresco). Se il muro versa in condizioni non idonee cerchiamo (nel possibile e solo se i proprietari dell’immobile sono consenzienti) di fare prima un trattamento di raschiatura con idropulitrice e, successivamente, posiamo una mano di primer. Questi piccoli accorgimenti permettono all’opera di rimanere intatta almeno 5/7 anni (naturalmente la durata di un intervento murale deve prendere in considerazione anche le condizioni climatiche del luogo).

MCW: Without Frontiers – Lunetta a Colori sta ampliando i propri confini: attraverso quali iniziative è stato possibile espandere il progetto oltralpe?

SG: Quest’anno, significativa sarà la partnership intrapresa con il Governo delle Isole Baleari che, insieme all’Institut d’Estudis Baleàrics, porterà a Mantova un artista residente in una delle quattro isole col fine di implementare l’universo visivo di Lunetta. Questa collaborazione è nata a settembre dello scorso anno in un tavolo di discussione a Palma de Mallorca durante la NIT de L’Art alla quale ero stata invitata per parlare del progetto Without Frontiers.

MCW: Puoi regalarci qualche anticipazione sulla Notte Bianca dell’Arte che avrà luogo al quartiere Lunetta di Mantova il prossimo 23 giugno?

SG: La prima notte bianca dell’arte vuole essere un ulteriore cambiamento portato nel quartiere, in occasione della sua festa, in aggiunta alle opere d’arte che gli artisti hanno realizzato durante le tre edizioni del festival Without Frontiers – Lunetta a Colori. Per una notte (e per tutta la giornata successiva, domenica 24 giugno) i locali sfitti e dismessi di Lunetta verranno riaperti per ospitare mostre di giovani artisti italiani e stranieri. Il progetto Lunetta Arte Contemporanea, che tanto desideriamo, partirà proprio da qui: dai lavori di Barbara Amadori, Nicola Amato, Pablo Bermudez, Boogie Ead, Massimiliano Boschini, Angelo Camillieri, Beatrice Caruso, Laura Casilli, Filippo Cristini, Corn79, Lorenzo Guzzini, Terézia Krnáčová, Made514, Andrea Marinelli, Golnaz Mohammadi Moghanaki, Marlo J. Montoya, Giuseppe Morandi e di Francesca Grillo, e ancora di Livio Ninni, Fabiana Pedalino, Fabio Petani, Jaime Poblete, Diego Sarmiento Pagán, Federica Tarracina e Veronique Torgue. Ciascun artista manterrà la propria cifra stilistica ponendosi in dialogo con gli spazi di Lunetta. Fondamentale, nella realizzazione della notte bianca dell’arte, è sicuramente la sinergia che si è creata tra di noi e i residenti del quartiere, il Creative Lab, Rete Lunetta, l’Università degli Studi di Brescia, il Sindacato dei Pensionati di Lunetta, Padre Franzoni e ASD United Mantova 1980 F.C. La prima notte bianca dell’arte è un progetto per tutti, grande, ambizioso e condiviso.

Continuiamo il nostro approfondimento rivolgendo un paio d’interrogativi anche a Riccardo Lanfranco (Corn79) fondatore de Il Cerchio E Le Gocce – partner del Festival – e autore di alcuni interventi murali al quartiere Lunetta:

Maria Chiara Wang: Da cosa è nata l’esigenza di indirizzare l’arte urbana verso una sua legalizzazione? Quali difficoltà hai trovato e trovi nel tentativo di instaurare un dialogo con le Istituzioni? Come riesci a superarle?

Corn79: L’esigenza non è mai stata quella di portare l’arte urbana verso un qualche tipo di legalizzazione, per noi non si tratta di legale o illegale, ma di spontaneo o commissionato. Le difficoltà nel dialogare con le istituzioni sono perlopiù relative ai ritardi nelle risposte, di frequente imputabili alla mancanza di personale e di risorse. Oltre a questo, la burocrazia e i suoi tempi molto dilatati spesso non aiutano a conseguire il miglior risultato possibile. In generale, negli ultimi dieci anni, la sensibilità delle amministrazioni pubbliche rispetto alle tematiche di arte urbana è decisamente migliorata, lo dimostra l’ampliamento esponenziale della gamma degli eventi e dei dibattiti.

MCW: In che modo l’arte di strada può aiutare a combattere, ti cito, ‘la tendenza del mondo a ridursi ad un carcere cibernetico dietro uno schermo’?

C79: Realizzare opere pubbliche vuol dire vivere un territorio in maniera diretta, cercando di portare al suo interno sensibilità e cultura. Il confronto con i suoi abitanti e utenti crea dialoghi spontanei che aiutano sia l’artista che il territorio stesso ad arricchirsi. L’arte urbana e le sue grandi opere pittoriche possono coadiuvare chi le osserva a vivere in maniera differente la propria città e i suoi spazi, tentando di prendersene cura e di valorizzarli.

Infine, sono riuscita a scambiare due battute veloci anche con Joys, autore di TSUNAMY (opera murale di 800 mq realizzata durante il capitolo III di Without Frontiers), alla vigilia della sua partenza per la realizzazione dei prossimi progetti che lo vedranno impegnato prima a Seul poi a Zanzibar:

Maria Chiara Wang: Cosa ne pensi del Festival Without Frontiers – Lunetta a Colori?

Joys: Lunetta mi piace perché c’è un clima diverso: è una iniziativa che coinvolge un intero quartiere e le opere dialogano con l’architettura del posto, calzandola a pennello come un vestito.

MCW: Cosa significa per te essere ‘street artist’ di professione’?

J: Mi ritengo molto fortunato perché questo lavoro mi ha cambiato la vita: ho ripreso il possesso del mio tempo, mi sento umanamente arricchito, ciò che faccio mi diverte e ogni sera mi addormento col sorriso. Mi piace però ricordare sempre da dove vengo, ovvero dal mondo dei graffiti, ‘dei treni’, questo è un passaggio fondamentale, un aspetto importante per chi vuole dipingere negli spazi pubblici.

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