Urban cave: viaggio in un tunnel, direzione libertà

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Sotto il Riverside Park di Manhattan, a New York, c’è il tunnel Amtrak: costruito negli anni ’30, diede passaggio all’ultimo treno nel 1980.

I treni lasciarono poi il posto agli umani, senzatetto e graffitisti di strada, che trovarono in questo luogo abbandonato un paradiso per loro, lontano dagli occhi indiscreti ed incriminatori della società del piano superiore.

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Le fotografe americane Andrea Star Reese e Alison Morley hanno deciso di portare avanti un progetto di lunga durata (sette anni complessivi) per documentare, attraverso le loro macchine fotografiche e il libro ‘Urban cave’, la vita di questa comunità che abita “dal lato opposto della società convenzionale”.

Con queste parole Andrea Star Reese descrive l’esperienza vissuta attraverso i propri occhi e il proprio obiettivo: “fragile ed elastico, tragico e magnifico, autodistruttivo e necessario alla sopravvivenza. Questi senzatetto sono persone. Né più, né meno di noi, sono parte di noi e sono staccati da noi”.

Elasticità e umanità sono le parole chiave usate per descrivere questi senzatetto. Storie di povertà, droga e malattia: nel 1994 un centinaio di vite condividevano un tunnel, si aiutavano e sostenevano a vicenda e, così facendo, a distanza di pochi anni, hanno trovato un reinserimento nella vita dei piani più alti. Così ‘Urban cave’ dimostra che, con la determinazione e l’aiuto reciproco, per quanto buio sia il punto di partenza, è sempre possibile uscire dal tunnel, ritrovando luce e libertà.

Sotto il Riverside Park di Manhattan, a New York, c’era il tunnel Amtrak; il tunnel che c’è adesso si chiama Freedom.

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