Tra profanità e surrealismo. Il mondo onirico di Slime Sunday

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L’Arte ha molteplici funzioni per ognuno di noi. C’è chi la definisce terapeutica, chi salvifica, chi ludica, celebrativa, teoretica, provocatoria e tanto altro ancora. Bansky – per esempio – direbbe: “Art should comfort the disturbed and disturb the comfortable”. E per l’artista di oggi, non esiste probabilmente citazione più calzante.

Definire le sue creazioni stravaganti, grottesche o disturbanti sarebbe comunque un eufemismo. Ciò che è certo, è che le opere di Mike Parisella, meglio conosciuto come Slime Sunday, non passerebbero mai inosservate.

Collage digitali in una realtà alternativa, fluida, quasi aliena, si stagliano nell’etere di Instagram suscitando in ognuno di noi una sensazione vagamente analoga a quella professata dai Romantici nel XIX secolo: il sublime, il sentimento dei contrasti.

Infatti, nella realtà sintetica e spesso psichedelica di Slime Sunday, una molteplicità di soggetti, figure e corpi scomposti – animati da gioconda lussuria e frivola profanità – trasmettono allo spettatore un turbinio di emozioni diverse e in conflitto: meraviglia, fascino, stupore, ma anche angoscia, inquietudine e disturbo, dettate da un’arte tanto diretta quanto perversa.

Trattasi di immagini di un surrealismo sfrontato ed erotico che si mescolano a elementi concreti e forme caleidoscopiche, protagonisti tutti di un mondo irreale dai colori retrò e saturati. 

“A lack of consistency, constantly evolving, weird sauce” è invece la frase che l’artista stesso utilizza per definire la sua Arte ed Estetica. Una sentenza piuttosto bizzarra, che però in un qualche modo, testimonia l’altrettanto bizzarro esordio di Mike nel mondo della digital Art e il suo primissimo avvicinamento ad essa:

This may sound a little crazy but truthfully, the birth of my art originated after hearing Skrillex’s track First Of the Year (Equinox) a few years back. I think it was the first time I really thought “damn, computers are insane!”. I was fascinated by Skrillex’s implementation of computer software and just out of curiosity, I bought some software to try and figure out how he created those sounds. I never wanted to release any music or anything, I just wanted to know how those sounds were created. In the last 2 years, I’ve really transitioned into creating visuals.

Slime Sunday

La musica si rivela dunque la primaria fonte di ispirazione per Mike, il che non è affatto sorprendente se si pensa al nome d’arte “Slime Sunday”, derivato, secondo quanto riporta l’artista, dal cantante rap Eminem.

Nonostante lo stesso Mike definisca le sue creazioni “no sense” o “without meaning” – testimonianza di una proliferazione artistica che si agita in lui “just for the sake of it”- i suoi lavori sono tutto meno che semplici: esperimenti d’arte digitale, dai connotati surrealisti, che difficilmente lasciano lo spettatore indifferente.

Al contrario, le sue visioni distorte, allucinate e crude, riportano a un senso di irrealtà quasi tangibile, dato dalla potenza diretta con cui l’immagine si scaglia sulla sensibilità di chi la guarda, in positivo o negativo che sia. 

Un esercizio informatico di alto livello, che Mike porta avanti per ore e ore ogni giorno “until his eyes bleed” con programmi quali Cinema 4d, Photoshop, X Particles, Final Cut Pro, After Effects e molti altri ancora.

In definitiva, quella di Slime Sunday è una produzione artistica instancabile, grottesca e mistica, il cui primario scopo è uno – e uno soltanto: impressionare, sconvolgere, sconcertare.

In the end I just want people to say “What the eff” when they look at my stuff.

Slime Sunday

Foto Copyright | info: Slime Sunday – slimesunday.com@slimesunday

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Tag: Collage, Slime Sunday.
Articolo di Giuditta Duranti

Giuditta Duranti

Vivo per scrivere, scrivo per vivere. Fotografo per passione. Da sempre innamorata dell'arte e della letteratura, mi diletto con zelo e passione a narrare le vicende del mondo e a immortalarne i momenti più belli.

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