Storie di frontiera, sulla fotografia documentale di Vanessa Winship

Memoria, guerra, identità, diversità, luoghi di confine. Frontiere fisiche ed esistenziali. Sono questi i temi cari a Vanessa Winship.
Creatura nomade per antonomasia, fotografa di fama internazionale, Vanessa è la prima donna ad aver vinto, nel 2011, il prestigioso premio Henri Cartier Bresson, con il progetto “She dances on Jackson. United States”, lavoro dedicato al declino del “sogno americano”.

Il linguaggio della Winship è quello della fotografia sociale e documentaria, i suoi reportage a lungo termine, da “Imagined States and Desires”, cronaca visiva della storia recente dell’Albania e del Kosovo, terre dilaniate da una dittatura durata oltre cinquant’anni, a “Sweet Nothings: Schoolgirls of Eastern Anatolia”, una serie di ritratti a giovani studentesse dell’ “ emergency aerea “, la zona di confine tra Turchia, Iran, Iraq e Armenia, passando per gli scatti al popolo georgiano, alle comunità che vivono sul Mar Nero, sino ai lavori recenti, in Spagna e negli Stati Uniti d’America, costituiscono un archivio prezioso di documentazione storica e antropologica.

Una parabola artistica lunga oltre vent’anni, un viaggio attraverso paesi e continenti diversi, dai Balcani all’Andalusia, tra oriente e occidente, mondi in decadimento falcidiati da conflitti politici e sociali, miseria e fughe per la sopravvivenza, ma anche storie di ripresa e di rinascita, di orgoglio e di dignità.

Vanessa è una fotografa della gente comune. In ogni immagine è palpabile l’approccio discreto, il profondo rispetto e la delicatezza con cui avvicina i personaggi, ritratti con cruda e commovente umanità, di cui riesce a cogliere gli aspetti più intimi e autentici. L’empatia è la sua cifra poetica.

Che si tratti di un gruppo di scolarette turche, nei loro grembiulini blu con i colletti di merletto, intimorite e incuriosite di fronte all’obiettivo, o dei mulini a vento e delle torri di guardia abbandonate, che costellano gli scenari desolati e silenziosi di Almerìa, le fotografie in bianco e nero di Vanessa Winship, non prive di notevoli qualità estetiche, appaiono sempre realistiche e toccanti, mostrano un’insaziabile curiosità verso il prossimo, evocano memorie personali e collettive, eventi storici tangibili nella mutevolezza del paesaggio e delle identità, che lasciano i loro segni sui volti e sui corpi, una geografia umana in continuo divenire, che si rivela nella forza compositiva e narrativa delle immagini.

Mille storie dentro la storia, facce e nomi diversi, testimonianze del tempo e della vita, che la Winship ferma sulla pellicola con uno sguardo sensibile, di attenzione e di comprensione, vorace di verità.

Nata nel 1960 a Barton-upon-Humber, nel Lincolnshire, in Gran Bretagna, Vanessa Winship si è laureata in fotografia al Polytechnic of Central di Londra. Dal 2005 lavora per l’agenzia VU di Parigi. Vincitrice di due World Press Photo, nel 1998 e nel 2008, ha ricevuto una menzione d’onore dell’Oskar Barnack Award nel 2003, per la serie “Albanian Landscape”, e l’Iris D’Or del Sony World Photography Awards, come fotografo dell’anno nel 2008.

Foto Copyright: Vanessa Winship – vanessawinship.com

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