Spiritualità e sensorialità nell’arte di Ernesto Neto

Ernesto Neto debutta sulla scena internazionale alla Biennale di Venezia del 2001. L’artista brasiliano presenta un’opera inedita “O Bicho!”: si tratta di un’esperienza sensoriale in cui sacche di licra attaccate al soffitto, piene di aromi profumati, ci regalano un’immersione totale all’interno di un mondo nuovo, costituito di profumi e colori.

Le sue installazioni pervadono lo spazio intero; sono delle vere e proprie installazioni ambientali dove il visitatore è invitato a prendere parte a questa atmosfera avvolgente, in cui, attraverso il tatto e l’olfatto, viene evocata l’anima calda del Brasile.

Per me mente e corpo sono una cosa sola, sempre insieme. Io credo nel corpo sensuale, ed è attraverso il movimento di entrambi mente – corpo che ci connettiamo alle cose nel mondo, nella vita – il modo in cui tocchiamo, sentiamo, pensiamo e abbiamo a che fare col mondo.

-Ernesto Neto

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La sua filosofia lo accompagna sempre, ogni dettaglio è curato, ogni materiale, fibra o profumo, tutto partecipa a creare uno spazio unico, in cui il corpo e la mente di ogni visitatore possono prendere vita e partecipare a un’unica esperienza collettiva.

Il legame con la sua terra, le tradizioni, e la cultura delle popolazioni aborigene, lo hanno ispirato in ogni parte del suo lavoro. Il suo modo di creare nuovi mondi spirituali ha lo scopo di curare le ferite della nostra società. La sua arte è una riflessione per trovare nuove soluzioni, nuove ipotesi per dei macro cambiamenti.

Io credo che l’arte serva a spiegarci qual è il ruolo dell’essere umano in questo mondo, ma anche per correggere comportamenti sociali e spirituali. L’arte rappresenta la nostra dimensione spirituale, l’intangibile, l’invisibile, l’incontro con lo spirito della terra. […] è importante capire che qui non siamo soli, siamo tutti fratelli, abbiamo bisogno di una comprensione spirituale di questo concetto, che ci permetta di trovare un equilibrio, di superare i conflitti, di superare gli squilibri dello sviluppo e evitare una catastrofe.

-Ernesto Neto

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L’importanza del legame con la natura è alla base delle sue opere. Per questo motivo ha spesso lavorato con popolazioni indigene e aborigene; e al TBA 21 di Vienna ha voluto sottolineare l’abisso tra il nostro mondo e quello di una delle comunità amazzoniche, proponendosi come regista di un di un lungo incontro tra il pubblico e la tribù degli Huni Kuin.

Le sue opere, fortemente intrise di un interesse antropologico, indagano il rapporto dell’uomo con il suo mondo, con la terra. Propongono nuovi modi di concepire un personale mondo spirituale, celebrano lo spirito di ognuno di noi e ci riconducono a uno stato primordiale, lontano dalla società.

Foto Copyright: Ernesto Neto – moma

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