“Qui Radio Alice”, tra la creatività degli anni ’70 e un nuovo modo di comunicare

Qui Radio Alice

In mostra fino al 12/3/2017 presso il Quadriportico Roncati a Bologna, “Qui Radio Alice”, per ripercorrere la creatività di quegli anni e l’innovazione del linguaggio radiofonico introdotto.

Presenti in mostra le fotografie di Enrico Scuro, Giuseppe Cannistra, Stefano Aspiranti, Fabio Pancaldi, Luciano Capelli, Luciano Nadalini, Andrea Ruggeri, Elio Baldini, Marzia Bisognin, Emanuele Angiuli, Valeria Medica.

A quarant’anni dalla chiusura, avvenuta il 12 marzo 1977, quando la polizia fece irruzione nella sede di Radio Alice accusando i suoi fondatori di aver diretto gli scontri avvenuti in seguito all’assassinio dello studente Francesco Lorusso, Radio Alice ancora fa parlare di sé con libri, pubblicazioni e interviste ai fondatori.

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E’ proprio dalla voce di Valerio Minnella, uno degli ideatori, durante le visite guidate della domenica pomeriggio, che si apprende come è nata l’idea e la finalità di quella radio, che non cercava uditori, ma “parlatori”.

A seguito della sentenza della Corte Costituzionale che nel 1973 aveva autorizzato una TV via cavo in Toscana a coesistere con la RAI, poiché non interferiva con il pubblico servizio, ci si chiede se tale contenuto possa valere anche per la radio e, nel 1976 i ragazzi della futura Radio Alice, propongono il loro manifesto, lanciando, con gesto risorgimentale dalle logge del teatro Comunale, dei volantini.

Alla mezzanotte tra l’8 e il 9 febbraio 1976 si trasmette per la prima volta, suonando la canzone “Star Spangeld Banner at Woodstock”di Jimi Hendrix, inno alla libertà, da via del Pratello 41, casa degli unici amici che abitavano sotto tetto, sul quale era stata installata con un lavoro “certosino e faticoso” l’antenna che permetteva la trasmissione delle onde radio.

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Valerio, che in quegli anni era il direttore della cooperativa “Studio e ricerche sul linguaggio radiofonico”, spiega che nulla è stato casuale nella creazione di Radio Alice, ma che alla base dell’idea era presente la consapevolezza di voler abbattere tre tipologie di censura: il palinsesto, il luogo fisico e il linguaggio.

Il palinsesto, che costringeva la richiesta delle autorizzazioni per la trasmissione dei contenuti scelti in determinati orari, il luogo fisico nel senso che per poter parlare davanti a un microfono bisognava recarsi in radio e “poter essere autorizzato a parlare” (limite superato una volta collegato il telefono al mixer) e il linguaggio, ovvero il poter dare la parola a tutti coloro che avevano bisogno di parlare, di comunicare le loro idee, anche se immigrati, stranieri e non colti.

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Tutto ciò introduceva un nuovo concetto di comunicazione radiofonica, non più mono-direzionale, ma “orizzontale”

Un nuovo modo di scegliere “Ki trasmette a Ki”, con la finalità di dare voce a tutte le diverse idee (di arte, di politica, di teatro, di musica), che nascevano a Bologna in quegli anni e sulle quali non si riusciva più a tacere, ma di cui si aveva il bisogno di comunicare e confrontarsi.

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E’ in questo turbinio di idee che il concetto di “felicità” viene introdotto in politica, riscoprendola non solo come concetto di classe, ma di “categoria” personale. “Viene decretato lo stato di felicità permanente”.

Radio Alice dà voce a chiunque voglia condividere un pensiero, un problema, un’idea e lo stesso Umberto Eco si serve della Radio per trasmettere le lezioni alla Sorbona di Parigi, traducendole in tempo reale.

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In mostra, infatti, è possibile ammirare le fotografie dei fondatori, della radio, dei gruppi musicali nati in quegli anni e della vita politico-culturale presente a Bologna, caratterizzata da manifestazioni con rappresentazioni teatrali, dei murales e degli incontri tra giovani.

Sono presenti, inoltre, dei poster riportanti delle stupende testimonianze, osservazioni e approfondimenti redatte da parte di Enrico Palandri, Maurizio Torrealta, Valerio Minnella, Massimo Marino, Andrea Ruggeri, Paolo Ricci, Felice Liperi, Franco Berardi, Carlo Rovelli, Emanuele Angiuli, Roberto Grandi, Elio Baldini, Jimmy Bellafronte, Stefano Saviotti, Roberto Nanni, da cui si evince la passione e la forza delle loro idee, come quello di Franco Berardi (Bifo) concluso con questa bellissima affermazione:

E sebbene non sempre ricordiamo il motivo per cui siamo stati felici, non possiamo dimenticare di esserlo stati”.

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