Polly Penrose, l’autoritratto nella fotografia contemporanea

Per Polly Penrose la fotografia è un fatto estremamente personale. L’artista utilizza il proprio corpo, messo a nudo, come strumento di autorappresentazione, di narrazione e di indagine psicologica.

Le sue immagini sono una sorta di mise en scène dell’io, una recita di cui è la regista e la protagonista indiscussa. “Lei” è il motivo conduttore della sua ricerca estetica.

Le fotografie della serie “Body of Work”, che mostrano contaminazioni di linguaggi diversi e rimandi iconici – la connotazione fortemente intimistica e malinconica, e il senso di straniamento che ricordano gli autoritratti di Francesca Woodman, le notevoli qualità pittoriche e luministiche di matrice secentesca – sono finalizzate a raccontare una storia con al centro l’autrice.

Si tratta di un progetto, maturato nel corso di sette anni, che documenta gli effetti del tempo sul suo corpo, lo stato emotivo vissuto al momento dello scatto, un preciso ricordo, una fase della sua vita – il matrimonio, la gravidanza, la perdita delle persone care – un diario per immagini di esperienze ed emozioni private.

Each picture candidly portrays a moment, like marks in the calendar of my life. The tedious despair of temp work in the city laid bare on a boardroom table. A ball of excitement on a yellow chair on my engagement. The red fabric of grief stretched around me as I watched my husband slowly lose his mother. The overwhelming calm, poise and balance nine days before my first child is born, and the almost sacrificial, exhausted pose two months into motherhood.

– Polly Penrose

L’artista britannica sceglie con attenzione i luoghi in cui inscenare la sua originale autobiografia visiva: quasi sempre, case disabitate, camere d’albergo, anonime e solitarie, fuori dal tempo; cura il dettaglio e la composizione, modula la luce con perizia, inserisce nella scena oggetti dal valore allegorico.

Il volto non è mai visibile. Il corpo, bianco e voluttuoso, nudo o appena coperto, teso in pose impossibili o mollemente prostrato a terra, si relaziona con lo spazio in maniera simbiotica, sembra fondersi con l’ambiente domestico e nell’arredo, si contorce e si avvinghia su letti, tavoli e sedie, in erotiche coreografie dal sapore surrealista.

Polly Penrose ha studiato Graphic Design al Camberwell College of Arts di Londra, prima di lavorare per il celebre fotografo Tim Walker. Le sue opere sono state esposte alla Hoxton Gallery e alla Mother Gallery, di Londra.

Foto Copyright: Polly Penrose – pollypenrose.com

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