Kazoku, l’album di famiglia di Masahisa Fukase

My entire family, whose image I see inverted in the frosted glass, will die one day. This camera, which reflects and freezes their images, is actually a device for archiving death.

– Masahisa Fukase

Nato nel 1934 a Bifuka, nell’isola di Hokkaido, e deceduto nel 2012, Masahisa Fukase è stato un maestro della fotografia giapponese, tra i più radicali e sperimentali della sua generazione.

Trasferitosi a Tokio nel 1950, per studiare al Nihon University College of Art, mantiene un legame molto forte con il paese nativo, dove la sua famiglia conduce un piccolo studio fotografico, e tra il 1971 e il 1989, vi torna periodicamente per ritrarne i componenti.

Nasce così “Kazoku”, ultimo libro del fotografo, pubblicato nel 1991, un insolito album dei ricordi, composto di trentadue fotografie in bianco e nero, in successione temporale, in cui compaiono i genitori, i nonni, gli zii, i nipoti, la moglie Yoko, suo grande amore e fonte d’ispirazione, e lo stesso Fukase, fotografati in gruppo o da soli, di fronte o di spalle all’obiettivo.

Personalità inquieta e intrigante, Masahisa racconta per immagini la sua sfera intima e, impiegando una tecnica narrativa che si impernia sul principio del contrasto e sull’effetto del tragicomico, rivela con levità anche gli aspetti più tetri e dolorosi della vita, la morte del padre Sukezo e della nipote Miyako, il fallimento per bancarotta del laboratorio fotografico, la lenta e inesorabile disgregazione e scomparsa della sua famiglia.

Il fotografo costruisce composizioni nonsense e provocatorie, adopera espedienti ed elementi incongruenti e surreali, come la presenza di giovani donne con i seni denudati o di un’allegra combriccola in mutande, accanto a piccoli quadretti che raffigurano i suoi cari defunti, ma dispone i personaggi all’interno della scena alla maniera tradizionale, e secondo il gusto estetico della ritrattistica dell’epoca.

Le fotografie di Fukase sono macabre e ironiche al tempo stesso, costituiscono la biografia immaginifica dell’autore, sono cronaca visiva di un’esistenza intensa e tormentata, creativa e persino violenta, segnata da momenti di grande sofferenza, da pesanti perdite, da lunghi periodi di depressione e di abuso dell’alcool.

L’opera di Masahisa Fukase è stata in gran parte inaccessibile per quasi vent’anni, in seguito a una drammatica caduta che gli ha procurato gravi danni cerebrali permanenti. Solo in seguito alla sua morte, gli archivi sono stati progressivamente aperti, permettendo la divulgazione di un ampio corpus di lavori inediti.

Foto Copyright: Masahisa Fukase – masahisafukase.com

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