Gli spazi immaginari di Emily Forgot

Designobjects • Objects & Furniture

Le creazioni giocose e ironiche di Emily Forgot, alter ego artistico della designer inglese Emily Alston, sono quadri in rilievo, tassellature vivaci, animate da brillanti finiture, assemblaggi definiti da un delicato plasticismo, e una policromia audace, con influenze che vanno dall’art déco al kitsch, al pop e alla fotografia di Luigi Ghirri.

Umorismo, fantasia e simbolismo illustrano il suo universo creativo, le cui linee essenziali sono una palette di tonalità armoniche ma decise, e un richiamo alle simmetrie impossibili e ai paradossi geometrici delle incisioni di Escher, e all’estetica post futuristica del Gruppo Memphis, collettivo milanese fondato dal genio visionario Ettore Sottsass, che dando un taglio netto al diktat post-Bauhaus del good design e al minimalismo anni settanta, ha rivoluzionato il mondo dell’arredo.

I suoi lavori più recenti, The Villa e Neverland, cartoline 3D realizzate in legno, ispirate all’architettura e alla progettistica, sono paesaggi geometrici che superano i limiti fisici imposti dalle dimensioni delle tavole, frammenti di interni ed esterni, strutture assurde di spazi immaginari, con le loro microstorie, un universo dominato dal colore, inteso non solo come adornamento, subordinato alla forma, ma materia espressiva, protagonista del suo originale linguaggio progettuale, che gioca con gli effetti chiaroscurali di ombra e luce, e con l’elemento prospettico e le deformazioni spaziali.

L’artista britannica, laureata alla Scuola d’arte e design di Liverpool nel 2004, vanta collaborazioni e clienti di spicco, tra cui Selfridges, Harrods, The W Hotel e La Rinascent

Foto Copyright: emilyforgot

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Tag: Emily Forgot.
Articolo di Alessia Cortese

Alessia Cortese

Fotografa freelance. Aspirante giramondo. Perdutamente innamorata di Max Ernst, Jane Austen e Georgia O'Keeffe. La musica è il mio pane quotidiano.

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