Antony Gormley e l’inafferabilità dell’orizzonte

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Era il 2007 quando la polizia di Londra ricevette diverse segnalazioni in merito a un tentativo di suicidio da parte di un uomo, sul tetto di un edificio vicino al London Eye, nella South Bank. Una volta sul posto, non fu difficile per i poliziotti capire che la figura in bilico sul cornicione non era un essere umano ma una statua: per la precisione, un calco del corpo in ghisa e fibra di vetro dello scultore Antony Gormley.

Il progetto, chiamato “Event Horizon”, consta di 31 sculture poste in luoghi sopraelevati e rivolte idealmente con lo sguardo verso l’orizzonte.

“Event Horizon” rappresenta, per Gormley, il suo progetto più ambizioso in cui le sculture ricavate dal calco del suo corpo vengono poste in luoghi pubblici, urbani e non, alla mercé dei passanti spesso creando scompiglio. Il progetto viene esposto per la prima volta a Londra, nel 2007: per Gormley, questa città rappresenta il suo debutto. Trentuno statute vengono dislocate in vari luoghi della città come, appunto, la South Bank.

L’installazione è stata pensata in occasione della retrospettiva Blind Light presso la Hayward Gallery, e demolita lo stesso anno. Londra non sarà l’unica città interessata: l’installazione verrà portata anche a Rotterdam, un anno dopo.

Qualche tempo dopo, Gormley ed il suo progetto sbarcano oltre oceano: è il 2010, ed è il momento del debutto negli Stati Uniti nella città di New York. Anche qui 31 statue in ferro e fibra di vetro vengono posizionate in luoghi strategici come Madison Square Park e sui tetti di numerosi edifici.

Ma non è solo l’ambiente cittadino ad interessare il processo creativo dello scultore: ne è la prova la regione del Vorarlberg, in Austria, dove tra il 2010 e il 2012 100 sculture sono poste in un ambiente totalmente naturalistico trattandosi di un luogo montuoso. Nonostante la lontananza da centri abitati, la loro posizione è comunque strategica, in modo che abbiano lo sguardo rivolto in tutte le direzioni. Non tutte erano raggiungibili dal pubblico, ma erano sempre e comunque ben visibili da alcuni punti.

L’esperimento più recente (2019) è rappresentato dalla città di Firenze, in Piazza Signoria, luogo pubblico di una città storica (che rappresenta una novità).

La scultura è agganciata alla balaustra di una terrazza, e costituisce un anticipo dell’esposizione dell’artista nella Galleria delle Statue e delle Pitture.

Gormley è lo scultore della consapevolezza di sé: con le sue sculture, spinge l’uomo a chiedersi in che rapporto egli è con ciò che lo circonda e, soprattutto, con ciò che vede ma che non può raggiungere.

Le sue figure sono tutte poste con lo sguardo rivolto verso il lontano orizzonte, allo scopo di far seguire quello stesso sguardo allo spettatore facendogli chiedere, tra sé e sé, “cosa starà guardando?”. Fondamentale è il concetto di “contatto-non-contatto”, in queste opere: il contatto visivo ci consente di osservare l’orizzonte, ma in che rapporto siamo con esso? Non possiamo toccarlo, annusarlo, assaporarlo. Possiamo camminare, correre, cercando di raggiungerlo: ma saremo sempre un passo avanti a lui, o lui un passo avanti a noi.
Siamo costretti ad una contemplazione passiva, che ci rende frustrati e – forse per questo – nostalgici.

Foto Copyright: Antony Gormley – antonygormley.com

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Tag: Antony Gormley.
Articolo di Giulia D'Alberto

Giulia D'Alberto

Ho 23 anni, mi sono laureata triennale in storia dell'arte all'Università degli studi si Siena e attualmente sono iscritta a un corso di laurea magistrale in arte e valorizzazione allo IULM di Milano

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