All About Love. L’amore secondo Marc Quinn

Marc Quinn ci racconta tutto sull’amore con la serie All About Love, un gruppo di dodici sculture di soave bellezza, raffiguranti una coppia di amanti stretti in un abbraccio, che l’artista britannico ha foggiato sull’esile corpo della sua musa, la ballerina Jenny Bastet, sensualmente avvinto tra due braccia maschili, che sono quelle dell’autore stesso.

Modellate con una tecnica sapiente, e un’estrema cura del dettaglio di matrice iperrealistica ma, al tempo stesso, lasciate volutamente incomplete e sbozzate, queste opere, in fibra di vetro e poliuretano, dalle tinte lievissime – il bianco, il grigio, il celestino, l’acquamarina – issate su piccole casse di legno, esprimono l’interesse dell’artista per il tema erotico e amoroso, per gli eterni dualismi di fisico e di spirituale, di cerebrale e di sessuale, di profondità e di superfice.

I corpi, d’ispirazione classicistica, s’intrecciano in una presa amorevole da cui emana un palpitante afflato erotico, sembrano attraversati da un’acuta tensione emotiva. Le mani dell’uno esplorano con tenerezza le membra dell’altra. Il loro amplesso delicato, l’intimità, la verità e la naturalezza del gesto, sono un lirico richiamo all’idea di un desiderio trascinante. È la materia che si confonde con la carne, e di essa ci restituisce un’incantevole illusione.

Le figure, frammentate, fragili, decadenti, evidenziano la mutabilità e la caducità dell’esistenza e dei rapporti umani in una chiave fortemente estetica, celebrano la bellezza delle forme antiche e il loro inesorabile epilogo e, attraverso una perfetta compenetrazione tra i dettami classici e l’arte contemporanea, creano un ponte tra passato e presente, risvegliano nell’osservatore la coscienza del tempo, attraverso un inedito processo di risignificazione del concetto di rovina e di frammento.

Quella di Quinn, storico esponente della generazione anni Novanta degli Young British Artists, è una poetica del “non finito”, di eco michelangiolesca, che racchiude l’essenza della sua cifra stilistica, e che possiede una marcata valenza dicotomica: da un lato è metafora di decadenza, di distruzione, di fine, dall’altro si concentra sul potere evocativo del reperto antico in cui rintracciare significati, radici e memorie.

Foto Copyright: Marc Quinn – marcquinn.com

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