Perfezioni provvisorie: Assenza, di Mirtha

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C’e stata una volta in cui mi affacciavo dal tuo balcone.
La via era vuota.
Era buio.
Si vedeva da lontano una Milano assopita – finalmente.
Io ero certa mi guardassi dalla cucina, appoggiato di sbieco al lavandino nuovo – che ti eri montato da soloblabla.
Ero certa che i tuoi occhi fossero incastrati nella curva della mia schiena e tenessero saldo il collo, all’attaccatura dei capelli.
Ero certa che rientrando avresti fatto finta di niente.
Avresti frugato altrove
Avresti ribadito il concetto, stanco – sei qui per caso, e per caso non sarai più qui.
Ero certa che tutte quelle cose volessero dire qualcosa.
Cose, cosa, case, caso.
Ora non sono piu certa di nulla.
Soprattutto sento, ogni minuto, ogni istante, ad ogni passo, ad ogni parola ad ogni incontro, sento, distintamente, come un peso di piombo – di quelli delle bilance vecchie, che si trovano nelle case della nonna – sullo stomaco, dicevo sento l’assenza.
Piantata nella schiena
Tra le mani di un altro
L’amaro del vuoto.
Ha il sapore del sangue in gola mescolato al tuo profumo.
Ha l’odore di un fiore staccato con forza da un bambino dispettoso
Ha gli occhi che avevamo guardandoci

È passato tanto tempo ormai
Tutta questa amarezza è inopportuna
In fondo è già quasi primavera

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Tag: Perfezioni provvisorie.
Articolo di Mirtha

Mirtha

Non siamo mai più fedeli a noi stessi di quando siamo incoerenti.

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