The Prophecy: le anime inquinate negli scatti di Fabrice Monteiro

the prophecy

Prodotto di reazione tra la fotografia concettuale di Fabrice Monteiro e i costumi dello stilista Doulsy, The Prophecy inscena con estro e lucidità il dilagante dramma ecologico vissuto oggi in Senegal. Protagoniste dei set scenografici, creature spettrali agghindate di rifiuti si ergono ad icone di salvezza lanciando un ultimo monito all’Uomo, artefice della propria degradata condizione.

Il progetto, realizzato tra Tambacounda e Dakar nell’arco di due anni, si distingue per la particolare linea comunicativa percorsa dal fotografo.

Monteiro sceglie di trasmettere il proprio messaggio educativo facendo leva sulla cultura del popolo a cui si rivolge; fantocci umanoidi – gli djiins, allegorie dell’antico culto spirituale africano – diventano veicolo di valori legati alle concrete preoccupazioni di oggi.

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Nato da padre beninese e da madre belga, ex-modello, dopo il suo ritorno in Senegal nel 2011 Monteiro rimane impressionato dallo stato di degrado in cui riversa l’ecosistema locale.

Deforestazione, agricoltura itinerante, pesca intensiva, speculazione edilizia: queste solo alcune tra le cause della rovinosa situazione imperante.

Da qui l’ispirazione dell’artista di unire i tratti della fashion photography, ereditati dal suo passato professionale, ad una fotografia socialmente impegnata. In fatto di tematiche ambientali, secondo il fotografo, non sono numeri o statistiche allarmanti a far breccia nei cuori dei più; in questo senso l’arte può – anzi deve –  entrare in gioco e prendersi la responsabilità di risvegliare la coscienza collettiva.

Il recupero del mito degli djiins, figure soprannaturali a metà tra dimensione umana e celeste, introduce nelle composizioni un potente elemento mistico da cui l’osservatore si lascia incantare. Partendo dalla religione animista, Monteiro tramuta in immagine una narrazione essenziale ed efficace destinata a raggiungere non solo il popolo senegalese ma tutta la terra africana.

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“Gaia, la Madre Terra, stanca della propria incapacità di conservare i cicli naturali stravolti dai nuovi modelli di vita, lascia che i suoi djiins si rivelino all’uomo per comunicare un messaggio di pericolo e legittimazione” spiega l’artista.

L’idea originaria del progetto, poi abbandonata, prevedeva di fatto la pubblicazione di un racconto da distribuire nelle scuole. L’intento sarebbe stato (ed è) quello di coinvolgere e chiamare in causa innanzitutto i bambini, primi custodi del mondo di domani.

Fabrice Monteiro

La collaborazione con il fashion designer Doulsy (Jah Gal), appartenente al movimento di origine islamica dei Baye Fall nonché primo sostenitore dell’iniziativa, è stata fondamentale per il successo del progetto. In ogni foto è ben evidente come i costumi utilizzati riflettano il disagio dell’habitat in cui è avvenuto lo scatto: cenci, cortecce d’albero e reti da pesca rivestono figure affacciate su scenari dai tratti post-apocalittici.

A The Prophecy ha partecipato anche Ecofund, piattaforma e comunità web nata con lo scopo di finanziare progetti a supporto del benessere ambientale. L’organizzazione ha contribuito a mediare un crowdfunding di più di 12.000 euro rendendo possibile la realizzazione di un proposito, come quello di Monteiro, finalizzato ad educare i popoli e scongiurare l’avverarsi di una “profezia” già oggi in corso davanti ai nostri occhi.

Fabrice Monteiro

Foto Copywright: Fabrice Monteiro 

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