Sull’arte sociale di Yin Xiuzhen

L’artista cinese Yin Xiuzhen impiega oggetti riciclati per creare sculture di grandi dimensioni, installazioni in situ e performance di forte matrice sociale e politica.

Cucitrice dalla tecnica sopraffina, Yin lavora con tessuti ricavati da abiti dismessi cui incorpora frammenti di materiali eterogenei, residui industriali, pezzi di cemento, detriti, schegge di metallo, fotografie e registrazioni audio, e i ricordi dell’infanzia a Pechino, offrendo, nelle sue opere, spunti di riflessione sugli effetti del progresso, del capitalismo di stampo consumista e collettivista che hanno demolito la concezione d’individualità nella società cinese negli ultimi trent’anni.

L’artista cinese Yin Xiuzhen impiega oggetti riciclati per creare sculture di grandi dimensioni, installazioni in situ e performance di forte matrice sociale e politica.

Le “Portable Cities”, città in miniatura contenute nel vano di una valigia, sono realizzate con le stoffe di vecchi vestiti che Yin raccoglie durante i suoi viaggi dagli abitanti del luogo, giustapposte e cucite per plasmare architetture e paesaggi, palazzi, strade, fiumi, prati, mari e montagne, corredate di contenuti sonori che ne riproducono i rumori. Un lavoro di patchwork di notevole fantasia, che mostra l’intima connessione tra materia, memoria personale, quella dell’artista e dei ricordi che conserva del posto che l’ha ospitata, memoria collettiva, quella delle popolazioni locali, che vive metaforicamente negli indumenti loro appartenuti, storia e identità culturale.

È del 2007 “Collective Subconscious”, un tradizionale taxi minibus cinese, più economico di un taxi tradizionale ma abusivo e poco sicuro, noto come “xiao mian” (piccola pagnotta, per la particolare forma oblunga), molto diffuso negli anni ottanta nella Pechino del pre – boom economico, oggi quasi scomparso. Il piccolo bus è trasformato e allungato a fisarmonica, una sorta di bruco meccanico in cui si fondono materiali con una connotazione fortemente nostalgica, i vestiti, appartenuti ad amici e familiari, che stimolano sentimenti d’introspezione e reminiscenza, e il metallo, simbolo di omologazione e dell’impatto ambientale e sociale dell’urbanizzazione incontrollata.

Un prodotto ibrido di arte partecipata, all’interno del quale la Xiuzhen crea uno spazio tranquillo, accogliente e di condivisione per i visitatori.

“Trojan” è l’ultimo lavoro dell’artista cinese, presentato nel 2018 alla Pace Gallery di Pechino, ora esposto alla Biennale Arte 2019 di Venezia. Una grande scultura con sembianze umane, realizzata con tecnica e materiali misti, che indaga ancora una volta, attraverso i fili della memoria, temi di grande attualità come la globalizzazione, il consumismo smodato della società cinese, la questione ambientale e l’inquinamento causato dall’industria dell’abbigliamento.

Yin Xiuzhen è nata nel 1963 a Pechino, dove vive e lavora. Si è laureata alla Capital Normal University nel 1989. Ha esposto le sue opere in tutto il mondo, al Yinat Groninger Museum nei Paesi Bassi, alla Kunsthalle di Dusseldorf, in Germania, al Museum of Modern Art di New York, tra gli altri. Il suo lavoro è stato presentato alla Biennale di Gwangju del 2002, e ancora alla Biennale di San Paolo e a quella di Sydney nel 2004, nel padiglione cinese alla Biennale di Venezia nel 2007 e nel 2019.

Foto Copyright: Yin Xiuzhen

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