San Gimignano, dove un architetto ha molto da imparare

san gimignano

San Gimignano è’ un borgo medioevale dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, la sua struttura urbana è risalente al periodo tra il XII e il XII Sec. Entrare in San Gimignano è un’esperienza coinvolgente sotto più punti di vista. Come tutte le città storiche, essa si è sviluppata all’interno delle mura, ma a differenza di molte altre, questa piccola città toscana rimane perlopiù invariata nel corso dei secoli, fino ad oggi.

Conosciuta nel mondo anche come la città delle torri, oggi si presenta con molte meno vette di un tempo, infatti nel periodo d’oro del comune ve ne erano 74 mentre oggi ne sono rimaste 14. Le rimanenti comunque bastano ad affascinare milioni di turisti ogni anno, ma quello che interessa a noi in questa sede non è tanto l’attrazione del tipico borgo medioevale Toscano, seppure fortissima visto che probabilmente questo è uno dei luoghi più belli al mondo e meglio conservati dell’epoca medioevale, ma piuttosto la composizione spaziale della città attraverso il suo rapporto tra vuoti e pieni.

Per composizione s’intende il relazionarsi di volumi, siano essi torri / edifici in linea o siano essi spazi lasciati liberi per la vita collettiva. E’ proprio la vita collettiva uno, o forse “il”, punto cardine delle città medioevali, e lo è quindi anche per San Gimignano. Visitando la città si comprende quanto fossero importanti gli spazi pubblici e più in generale la vita nelle strade a contatto diretto con gli altri. Queste dinamiche collettive, derivate dalle più antiche civiltà dell’uomo, comportano una serie di altre conseguenze che Marco Romano ha saputo ben delineare nel suo testo La città come opera d’Arte – “ogni singola facciata diventò un’opera d’arte da mostrare ai passanti, gli abitanti ci tenevano ad “abbellire” la propria abitazione per mostrarla anche passivamente ai loro concittadini.”

toscana torri

Sono città a misura d’uomo quelle medioevali. Sono città fatte per camminarci attraverso. La vita scorre nelle arterie di San Gimignano e si ferma negli antri racchiusi da una cortina di edifici, tutti diversi tra loro, tutti differenziati. Dall’architettura moderna in poi, gli architetti sembrano aver dimenticato queste lezioni di umanità urbana. Usiamo questo termine per definire quelle realtà che non sono altro che un’estensione della vita del singolo individuo – vita rappresentata dai fenomeni sociali e spaziali, vivere bene e insieme potremmo dire.

san gimignano

Purtroppo dall’inizio del secolo scorso fino a ridosso dei nostri anni, ci si è dimenticati che l’uomo è un animale sociale e si sposta, nella sua dimensione più naturale e meno alienata, a piedi.

Quello che un architetto deve imparare da queste città storiche è prima di tutto l’utilizzo degli spazi vuoti, che non sono spazi inutili, ma spazi di aggregazione, e sono diversi dai vuoti che spesso oggi vengono progettati solo al fine di mettere dell’arredo urbano qua e la nella convinzione che se c’è una panchina per forza qualcuno si siederà. Una piazza, un luogo di relazione, ha bisogno di un punto d’interesse comune per far si che quello diventi un luogo di ritrovo. Non è possibile ideare uno spazio senza altro scopo oltre a quello dell’aggregazione, non funziona – in queste città, tale elemento di attrazione era la chiesa, l’arengario o altri edifici “istituzionali”.

Un’altra lezione che l’architetto contemporaneo dovrebbe imparare dalla storia di queste città è la differenziazione, ovvero la non staticità d’immagini, di figure e di forme, che troppo spesso oggi balzano agli occhi dell’uomo metropolitano. Non intendiamo suggerire di tornare a costruire, con mattoni e pietra, torri che hanno uno spessore murario di oltre 2 metri (Le torri di San Gimignano alla base hanno questo spessore per reggere tutto il resto dello sviluppo della torre), ma semplicemente suggeriamo di ricordarci che l’ordine, la serialità e la funzionalità a tutti i costi non sono sempre le strade migliori da percorrere.

Foto Copyright: Luca Onniboni

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