Quello che le donne non dicono. Tra mente e corpo con Lin Yung Cheng

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There is nothing more rare, nor more beautiful, than a woman being unapologetically herself; comfortable in her perfect imperfection. That is the true essence of beauty.

Steve Maraboli

Di fronte a una società che condanna le imperfezioni e cerca continuamente di alimentare uno standard di bellezza che di per sé non esiste, il corpo umano, soprattutto quello femminile, si è scontrato con ideali spesso inarrivabili dettati dallo spietato e vuoto mondo dell’apparenza.

Il corpo viene concepito nel suo scopo effimero e puramente estetico: i media, le pubblicità e le industrie della moda purtroppo, contribuiscono enormemente al modo in cui le donne percepiscono il loro corpo oggigiorno, innescando una dinamica per la quale l’ossessione di avere un bell’aspetto diviene essenziale, nella vana e falsa convinzione di essere amate e rispettate una volta incarnato un determinato canone estetico. 

La libertà, l’accettazione personale, il diritto di sentirsi bene con se stesse al di là dei giudizi mediali e sociali sono valori che passano in secondo piano, a favore di un’ottica di mera estetica e apparenza.

Quanto vale essere “perfette” all’esterno, se all’interno si deve far fronte ogni giorno a inquietudine, ansia e timore di non essere mai abbastanza, mai all’altezza?

A esplorare il mondo interiore della donna, dei suoi dolori, turbamenti e sofferenze spesso invisibili, ci pensa Lin Yung Cheng, rendendoli perfettamente “visibili” con i suoi lavori. Il fotografo taiwanese, in arte conosciuto anche come 3cm, fa del corpo femminile il suo unico e insostituibile protagonista, concentrandosi sulla sua condizione esteriore, ma soprattutto su quella interiore.

Nella speranza di suscitare emozioni e riflessioni, attraverso uno stile crudo, provocatorio e al contempo intimo, egli mette in luce le manifestazioni più vivide e profonde dell’essere donna. Fra le sue opere più note, vi è sicuramente la serie che ritrae corpi di donna avvolti da un filo rosso da cucito.

Sewing is a presentation to let viewers feel pain. When the viewers look at my work at their first sight, they can experience the pain instantly, and it can cause resonance in their mind. What they feel arouses them to think, and then generate empathy for the model. This is what I want them to experience. This is also an idea of exchanging feedback between both sides. It is interesting for viewers to savor what this work brings to them. Human body is the most direct way to create sensation for people empathetically.

Lin Yung Cheng

Di fronte a immagini così sorprendenti di donne che cuciono la loro pelle, lo spettatore non può fare altro che assistere a un processo doloroso, a una dimostrazione di estremo controllo e disciplina, tipico dell’essere donna.

Le posizioni contorte che i corpi assumo rendono surreale e a tratti inquietante il complesso mondo che il fotografo descrive. È interessante notare che il volto è quasi sempre nascosto, aumentando così l’ambiguità e al contempo l’universalità dell’opera.

Le opere di Lin Yung Cheng, in definitiva, sono un viaggio nell’universo interiore femminile: le mestruazioni, la maturità, la nascita, la sofferenza sono temi che affronta in maniera esplicita, sottolineandone le difficoltà, i dubbi, le paure, ma anche la bellezza eterea della donna per quanto intensa e cupa.

Un mondo dicotomico che rivela corpi e forme geometriche incomplete delineate dai movimenti dell’ago e caratterizzate dalla mancanza di sangue, come metafora di una ricerca esasperata e ossessiva di una perfezione che non potrà mai essere raggiunta.

Le immagini spesso morbose ci suggeriscono quindi come la sofferenza renda la donna vulnerabile, e siano lo specchio di una “finta perfezione”, che non è mai nè quella che appare esteriormente, nè quella a cui si mira.

La vera perfezione sta nell’accettazione totale di se stessi e nell’amore per il proprio corpo. La libertà è la vera perfezione. 

Foto Copyright: Yung Cheng Lin – @3cm_lin

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Tag: BodyArt, Surrealism, Yung Cheng Lin.
Articolo di Giuditta Duranti

Giuditta Duranti

Vivo per scrivere, scrivo per vivere. Fotografo per passione. Da sempre innamorata dell'arte e della letteratura, mi diletto con zelo e passione a narrare le vicende del mondo e a immortalarne i momenti più belli.

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