Perfezioni provvisorie: Sevilla, di Mirtha

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Atterrata a Siviglia.
Queste sono le due parole che ho scritto appena sono atterrata, con l’idea di scriverne altre, altre e altre ancora. Mi immaginavo già un fiume di parole, un fiume di angoli, un’infinità di virgole tra l’elenco puntato delle cose belle.
Ora di fronte al foglio bianco non so scrivere niente. Non so scrivere il colore che mi porto appresso.
Non so scrivere l’odore che ho ancora addosso, il candore delle case, l’eleganza dei bambini e la fame di vita che questo posto mi appiccica alla schiena e sotto i piedi.
Non so scrivere il sapore della birra gelata che ti servono a ogni ora, il rumore degli zoccoli dei cavalli sulle strade ciottolate e il sole bianco che fa bruciare gli occhi a plaza de toro.
Non sono capace di mettere nero su bianco lo sguardo che si allarga sul rio e arriva fino all’infinito, la sensazione di immobilità e l’amore, il flamenco e il blu del cielo.
La madeja che segna un nodo invisibile all’anima che ancora è là seduta a gambe a penzoloni su qualche gradino.
Ma soprattutto non posso scrivere i ricordi, il fragore che mi porto dentro e la stretta al cuore che provo tornando qua, ogni volta.
Come la prima
Quindi non scrivo.
Hasta pronto, mi querida

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