Officina Move: quando Arte e Mestiere si incontrano

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Mobili dei primi decenni del ‘900, realizzati ancora interamente a mano e con materiali di pregio, vengono reinterpretati e rivestiti a nuovo, divenendo vere e proprie opere capaci di uscire dalla propria intrinseca staticità, per essere, tramite un rincorrersi di idee, segni, linee, forme e colori, ora scultura, ora pittura. Pezzi unici, che attraversano i confini dello spazio e del tempo, trasformando l’antica arte dell’artigianato in una forma espressiva innovativa che grida contro la logica contemporanea del “tutto e subito”.

Pezzi d’arredo considerati ormai obsoleti si impregnano di identità e carattere e raccolgono i segni del passato, del presente e del futuro. Raccontano storie di vita vissuta attraverso nuove forme espressive irriverenti e cariche di contrasti: nei colori, nelle linee e nella scelta dei materiali impiegati. Non si tratta solo di interventi stilistici e funzionali, ma di un vero viaggio temporale che ne riscopre l’anima e rievoca emozioni, dove la memoria del passato rivive nel presente.

Accade così che l’oggetto sedia, ora simbolo di potere, conformismo e staticità si fa ritratto del corpo umano acquisendone schiena, braccia, gambe, piedi e prendendo la forma di quella umanità lasciata a se stessa che veste i panni del degrado. Figure che gridano il proprio dissenso e sdegno contro  l’immobilismo e l’accettazione passiva e disincantata di una società contemporanea schiava di un consumismo esasperato.

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Inseguire la forma, riadattandone la funzione, o, per meglio dire, cercare un nuovo rapporto con gli oggetti, imparando a separare le componenti funzionali primordiali per studiarne le loro potenzialità materiche, formali, tattili e percettive. Si tratta di sfidare il senso comune insito nel valore di quei manufatti figli del boom economico del Dopoguerra, che hanno contribuito alla nascita del design popolare in tutte le sue forme.

La straordinaria umanità che scaturisce dalle opere di Alessandro Ciafardini, fondatore e Art-Designer di Officinamove, riesce a cogliere l’intrinseca capacità mimetica della rappresentazione che si modifica davanti allo sguardo dell’osservatore: nulla è come appare, in un ribaltamento continuo di significati.

di Paola Secci

Foto Copyright: Officinamove, @officinamove

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