Materia, corpo, movimento. La scultura neobarocca di Javier Marín

Javier Marín, scultore di fama internazionale, autorevole esponente dell’arte messicana contemporanea, possiede una capacità unica di plasmare la materia per creare opere complesse, maestose, di acuta tensione emotiva, spesso di grandi dimensioni che, nell’apparente dissonanza delle forme, trovano un legame euritmico con lo spazio espositivo. Una grammatica scultorea che ci parla della natura, corporea e spirituale, dell’essere umano.

D’ispirazione manierista e barocca, per lo stile virtuosistico e anticlassico, improntato sulla monumentalità, sul dinamismo e sulla molteplicità dei punti di vista dell’opera, a un livello più profondo, l’arte di Marín palesa richiami all’immaginario messicano e alla cultura Maya, un ordito di codici linguistici molto diversi, intessuti con uno slancio immaginativo originale e contemporaneo, che rifugge ogni tentativo di semplicistica classificazione.

La sua è una sperimentazione votata alla scoperta di soluzioni inedite, anche per l’impiego di tecniche e materiali eterogenei, dalla classica fusione in bronzo, alla resina, che mescola a materiali organici di ogni genere, carne secca, petali di fiori, semi di amaranto.

La ricerca artistica di Marín ruota attorno al corpo umano e all’inesorabile deterioramento cui è destinato. I suoi personaggi, nudi e grandiosi, appaiono vulnerabili, feriti, deturpati, disarticolati, smembrati e rimontati in un groviglio di materia palpitante, viva, che l’artista graffia, e solca con fenditure rabbiose; uno spasimo violento sembra scuotere le loro membra, i loro volti sono dilaniati da un dolore sommesso.

La sigla formale delle sue opere è la resa del movimento, l’energia pulsante che sommuove e anima le figure, contorte in pose innaturali, aggrovigliate in audaci avvitamenti, come nella colossale scultura “El Blanco”, il celebre tappeto di corpi, presentato alla Biennale di Venezia nel 2003: un profluvio plastico di masse che si compenetrano, si comprimono, eppure, pare vogliano esplodere in ogni direzione, un’affollata orgia dantesca, una composizione neo – barocca, euforica e carnale, prodigiosamente bilanciata nella sua drammatica esuberanza.

Nato a Uruapan Michoacán nel 1962, Marín studia arti visive presso l’Academia de San Carlos. Oggi vive e lavora a Città del Messico. Le sue opere, presenti in numerose collezioni, pubbliche e private – quella del Museum of Modern Art del Messico, quella del Museum of Fine Arts di Boston, e della Blake-Purnell Collection, tra le altre – sono state esposte nell’ambito di oltre settanta mostre individuali e duecento collettive, in America, Europa e in Asia.

Foto Copyright: Javier Marín – javiermarin.com

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