Lucio Fontana, lo scienziato, in mostra all’Hangar Biccoca

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E’ così che si chiama la mostra che in questi giorni sta invadendo social network e web facendo parlare di sé attraverso i colori che le foto sprigionano.

Promossa e ospitata all’Hangar Bicocca di Greco Pirelli, dal 21 settembre 2017 al 25 febbraio 2018, in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana, questa mostra racconta il lato inedito dell’artista italiano, che più di tutti, negli anni 50 italiani ha fatto parlare di sé.

Lucio Fontana è stato uno sperimentatore, un appassionato conoscitore della materia nella sua veste più innovativa, dai tagli nelle tele fino alle sperimentazioni con il neon, che oggi vengono raccontate all’interno dell’industriale Navata dell’Hangar Bicocca attraverso la ricostruzione di nove Ambienti spaziali e due interventi ambientali .

Queste opere risalgono alla fine degli anni 40 e raccontano gli studi sullo spazio che Fontana realizzò per musei italiani ed internazionali.

La ricchezza della mostra risiede totalmente nella sua unicità: si tratta infatti della ricostruzione di opere, che successivamente alla loro esposizione, vennero in via definitiva distrutte.

Alcuni di questi ambienti sono stati ricostruiti per la prima volta dalla scomparsa dell’artista, il 7 settembre 1968, e oggi ne riportano in vita le intuizioni rivoluzionarie.

Ciò che più ho trovato interessante è stato il percorso, quasi obbligato, che noi, visitatori, siamo spinti a compiere, iniziando il tour, e terminandolo, con i due grandi interventi ambientali, toccando fra i due, piccoli ambienti satelliti, i nove appunto, Ambienti spaziali.

L’esposizione è organizzata quasi fosse una costellazione, che poi in fondo ne rappresenterebbe bene le tematiche, lasciando al visitatore, nel buio, la possibilità di scoprire le sorgenti luminose.

La luce è poesia, è tecnologia, è pennello, è spazio. La luce è rosa, rossa, verde, bianca, nera, si anche nera.

La bellezza della luce di Fontana è che invade lo spazio fisico dell’architettura (in questo caso dei piccoli ambienti ricostruiti) e dell’uomo, che diventa parte attiva dell’opera d’arte, sancendo con il suo movimento e la sua sagoma, lo spazio dell’arte.

Non si tratta di una performance ma della vita vera, del visitatore che cammina, che tocca il pavimento, che scatta, o si fa scattare, una fotografia, che alza la testa e si sofferma sui neon colorati.

Si tratta di una scoperta, vera e propria, ad ogni soglia che il visitatore attraversa.

A tutti i curiosi, conoscitori e sperimentatori consiglio di andarci.

E’ ricca di qualcosa, bella o brutta è del tutto personale, vi assicuro però che è ricca di intuizioni.

Foto Copyright: @francilongoni – copertina, Pirelli

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