Le sculture senza peso di Kathleen Ryan

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Uve gigantesche pendono levigate e opulente dai loro basamenti, screziate di grigio, dal cenere all’ardesia, come palloncini pietrificati, evocano l’estasi e l’ebrezza di Dioniso, e al tempo stesso, tenute assieme da ganci d’acciaio, che sembrano infrangere la bellezza sublime e il mito di antichi dei ed eroi, rimandano al presente e all’era industriale.

Sono visionarie, concettuali e metafisiche le sculture dell’artista americana Kathleen Ryan, indagano variazioni sul tema del classico, la forma pura, l’ordine, il virtuosismo e la grandiosità, in chiave contemporanea, un elogio poetico e sobrio all’iconografia della Grecia antica, permanenza del passato nella modernità.

Con una manipolazione audace e innovativa della forma e della materia, giada, ferro, quarzo, ottone e granito, materiali corposi e pesanti, modellati e messi insieme, sfidano la gravità, e appaiono leggeri e fluttuanti.

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C’è qualcosa di erotico e trascendente nelle opere plastiche della Ryan, nei grappoli di quarzo rosa e giada, migliaia di piccoli cristalli incastonati come gioielli su rami dorati, che scendono dal soffitto, e in Caprice, un’enorme ostrica di marmo, richiamo alla nascita della dea della bellezza e della fertilità.

Sculture audaci che suscitano desiderio e sorpresa, come la mastodontica Pearls, una collana di palle da bowling, che serpeggia sinuosa sul pavimento, e la colonna massiccia Between Two Bodies, tre arance di ceramica smaltata, che schiacciate tra due blocchi di granito da tre tonnellate, di severo stampo brutalista, sono allegoria degli aranceti che un tempo fiorivano rigogliosi nella città di Los Angeles, e che ora hanno ceduto il passo alle fabbriche.

Foto Copyright: kathleen-ryan

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