Le opere di Tina Lechner, il corpo femminile tra fotografia e scultura

L’artista austrica Tina Lechner è autrice di fotografie analogiche in bianco e nero, che hanno come focus la figura femminile, in unione a forme geometriche e surreali, una serie di misteriose visioni che si situano a pieno titolo nella tradizione figurativa delle avanguardie di inizio Novecento.

La Lechner, che ha fatto del connubio tra i due medium, scultura e fotografia, la sua firma stilistica, crea composizioni ambigue in perfetto stile dada, vere e proprie nature morte in cui il corpo nudo si ibrida, braccia, mani, gambe, schiena, a forme scultorie levigate e curvilinee, sfere, ellissoidi e coni, che sembrano quasi inghiottirlo, mentre il volto è intenzionalmente tenuto nell’ombra, a voler annullare l’umanità del soggetto, sorpreso in una posa innaturale ma elegante.

La figura femminile, distorta, manipolata, si potrebbe dire snaturata, diventa strumento con cui l’artista rivela il suo immaginario, popolato di creature dall’aspetto retro-futuristico, esseri al confine tra l’umano e l’artificiale, una sorta di cyborg che valica la tradizionale raffigurazione della donna nelle arti, per mostrarne un’altra faccia.

L’artista modella la plasticità delle sue “donne scultoree”, che si distinguono per un erotismo algido, velato, attraverso una luce artificiale con ombre decise e contrasti elevati, che esaltano le linee e definiscono i volumi, lambiti dalla morbidezza dei toni di grigio, peculiari della stampa alla gelatina d’argento.

Foto Copyright: Tina Lechner – tinalechner.com

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