Le Cupole di Antonioni. L’amore si fa architettura

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1969, Dante Bini chiamato “l’architetto delle piramidi”, visionario nel cuore e nella mente, costruisce due semisfere in calcestruzzo armato in Sardegna.

Costa Paradiso, un tratto brullo, roccioso, scosceso sul mare, che profuma di mirto e erbe selvatiche, un pò ventoso ma così affascinante da attirare l’attenzione di Michelangelo Antonioni, regista celebre, e simbolo indiscusso del cinema Italiano anni ’60.

E’ in quegli anni che il regista gira nella vicina Isola di Budelli uno dei suoi capolavori “Deserto Rosso” e alle prese con la cinepresa si innamora prima della sua attrice, la bella Monica Vitti e poi della Sardegna e dei suoi paesaggi, decidendo di omaggiare entrambi con un nido d’amore speciale.

Le due cupole, vicine ma non comunicanti furono realizzate in cima a una scogliera, al termine di una strada che conduce unicamente al sito.

Fra la natura selvaggia e incontaminata a picco sulle acque cristalline della Costa Paradiso sorsero le due cupole.

Dante Bini non solo ne fece un’architettura simbolo e modello di quell’amore e di quegli anni ma anche un modello da studiare per le innovative tecniche costruttive che utilizzò.

Queste gli permisero di realizzare le due cupole con un’unica gettata di cemento armato, gonfiata e sollevata dalla pressione dell’aria al loro interno.

Un interno essenziale, roccioso, scavato nelle pareti e candido come la roccia, luminoso per ammirare il mare.

Le Cupole di Antonioni

Le “due sorelle” sembrano scogli, rocce levigate dal vento, erose dal mare, inserite e mimetizzate all’interno della costa, anomale e uniche così come l’amore che nacque fra il regista e l’attrice, una storia d’amore impervia, nascosta e per questo motivo decisamente romantica.

Dicono che le storie belle hanno, quasi, sempre una fine e così è stato anche per quella fra Monica Vitti e Michelangelo Antonioni, purtroppo segnando anche il declino della grande Cupola.

Le Cupole di Antonioni

Cosa è successo alle Cupole di Antonioni?

Oggi il sito è stato venduto e le due cupole separate nelle proprietà, se la piccolina è abitata, la grande, simbolo di quell’amore lontano è abbandonata, alla natura e al ricordo malinconico del passato. Dentro solo desolazione.

Ancora si può scorgere qualche arredo originale degli anni ‘70, la natura insistente invade il giardino e tocca la cupola, e nel cuore di chi riesce a visitarla rimangono solo vetri rotti e polvere ma con la speranza di ricordarsi per sempre di quella storia d’amore che è diventata memoria.

Foto Copyright: @francilongoni

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