La New York in bianco e nero di Ugo Mulas

Ugo Mulas si avvicina alla fotografia quasi per caso e, da autodidatta, all’età di 23 anni, inizia a condurre la sua indagine critica nei confronti della società milanese del dopoguerra in cui lui stesso viveva. È in questi anni che Mulas conduce i reportages sulle Biennali di Venezia, e nel 1954 stringe i primi rapporti con le figure che saranno poi decisive per il suo futuro fotografico.

La Biennale del 1964 è stata significativa per Ugo Mulas, viene esposta la Pop Art e numerosi artisti americani vengono presentati al pubblico europeo. Mulas conosce in questa occasione il critico Alan Solomon e Il mercante d’arte Leo Catselli, entrambi ormai molto introdotti nel panorama artistico americano; aiutano Mulas ad avvicinarsi a importanti pittori come Frank Stella, Lichtenstein, Johns, Rauschemberg; e gli permettono di ritrarre importanti presenze come Marcel Duchamp, Andy Warhol e John Cage.

Il lavoro che Mulas raccoglie da questa esperienza in America è “New York: arte e persone” un libro che mette in luce e documenta lo spirito artistico di questi artisti dalla Pop Art all’arte concettuale.

Lo scopo di Mulas è quello di far emergere il pensiero che si cela dietro l’opera compiuta, cercare di cogliere gli artisti nel momento subito prima del loro gesto artistico.

La vicinanza a questo mondo cambia radicalmente la riflessione condotta da Mulas sulla fotografia. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 elabora il progetto “Le Verifiche”, uno studio sulla fotografia stessa, un’analisi dell’operazione fotografica per individuarne gli elementi costitutivi e il loro valore in sé.

Possiamo considerare quest’analisi approfondita del mezzo fotografico molto vicina alle sperimentazioni condotte negli anni ’60 dagli artisti concettuali, gli stessi che lui stesso ha fotografato, conosciuto e analizzato per anni.

Foto Copyright ugomulas

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