La contro – scultura di Arcangelo Sassolino

Nel diritto latino la “damnatio memoriae”, locuzione parafrasabile in “condanna della memoria”, era una pena comminata dal Senato agli “hostes”, i nemici di Roma, che sanciva la cancellazione del ricordo di colui che ne veniva colpito, e la distruzione di ogni testimonianza della sua esistenza, che potesse essere tramandata ai posteri.

L’opera omonima di Arcangelo Sassolino, scultore vicentino che da anni crea installazioni site – specific di natura concettuale, un connubio di arte e di scienza, di performance dal vivo incentrate sull’interconnessione tra forze, fenomeni fisici e materiali eterogenei – acciaio, vetro, cemento – sovente di carattere industriale, raffigura il disfacimento, metaforico e materiale, dell’estetica classica, il superamento dell’eccessiva rigidezza dei suoi canoni dottrinari, degli ideali limitativi del classicismo.

In questa allegoria immaginifica, un esperimento di arte cinetica distruttiva, Sassolino schiaccia e sgretola, in maniera letterale, lo spirito apollineo, che è ordine e armonia delle forme, e che domina l’arte plastica occidentale, vuole annullarlo, polverizzarlo: una macchina di acciaio inossidabile, alta oltre tre metri, disintegra con la sua punta diamantata un busto di marmo bianco, di euritmiche proporzioni, simbolo del “bello” classico, lo pesta fino a ridurlo in un pulviscolo denso, che aleggia e si sprigiona come una bruma compatta e impenetrabile, e si posa tutt’intorno, penetra l’aria, stabilisce una relazione simbiotica con l’ambiente espositivo.

Creando mi domando: perché non provare a forzare i materiali al limite della loro resistenza? Perché non forzare verso il limite le caratteristiche della materia facendone uscire l’imprevisto come forma e come suono?

– Arcangelo Sassolino

L’artista annulla l’opera scultoria, nel senso stretto del termine, la trasforma, le conferisce una nuova identità: è il processo distruttivo – creativo, più che la forma, il modo in cui il marmo reagisce all’azione lenta e continua della levigatrice, a costituire la vera opera d’arte.

La “contro-scultura” di Sassolino valica i limiti della materia, è viva, instabile e mutevole, dialoga con lo spazio e con il pubblico, sconvolge ed emoziona, è metafora del continuo divenire della vita stessa.

Foto Copyright: Arcangelo Sassolino – arcangelosassolino.it

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