La Città ideale in tre dipinti del Rinascimento

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La città ideale è una delle opere che meglio rappresentano il Rinascimento Italiano, il periodo storico a cavallo tra il 1400 e il 1500. Qui di seguito vi riportiamo tre dipinti dell’epoca (nella copertina uniti tramite Photoshop per mostrare le affinità reciproche) intenti a raffigurare l’utopia della città perfetta. Molto simili ma diverse, sono ispirate al concetto di Copia et Varietas teorizzato da Leon Battista Alberti.

Tutte vogliono porsi come la visione definitiva del concetto idealizzato di città ordinata, giusta e buona – esse sono rappresentate attraverso la cultura dell’epoca e nei modi in cui si pensava che una città dovesse essere.

Quando oggi osserviamo le città del futuro, rappresentate da architetti contemporanei, o quando pensiamo a quelle proposte nel corso del Novecento, sicuramente ci troviamo di fronte a tutt’altro… Sono cambiate molte cose dopotutto. In ogni caso è giusto partire da qui.

La città ideale

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La più famosa città ideale è quella commissionata dall’illuminata corte di Federico da Montefeltro – L’artista è tutt’ora sconosciuto, ma si può immaginare che l’autore fosse uno dei pittori che ai tempi gravitava attorno al duca di Montefeltro; ovvero Piero della Francesca, Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini. Ciò che contraddistingue l’opera è la vista prospettica e l’ordine generale del dipinto nonche di quello che rappresenta. Fin da Platone si è incominciato a parlare di utopie urbane o di città ideali, qui vediamo probabilmente le migliori raffigurazioni di queste nella storia dell’uomo. Non intendo che queste siano il modello definitivo per le città del futuro, ma sicuramente la tecnica di rappresentazione distacca tutti i grandi architetti più recenti.

Lo stile prospettico inquadra una città perfetta, ordinata, curata in ogni dettaglio; dalle modanature delle finestre alla pavimentazione. Al centro della piazza sembra esserci un grande Battistero, attorno al quale è distribuito il grande spazio pubblico. In questo quadro notiamo l’assenza totale di persone

La città ideale di Baltimora

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Un’altra Veduta di città ideale si trova oggi alla Walters Art Museum di Baltimora. Anche questo dipinto è nato dalla corte di Urbino e viene implicitamente riconosciuto ad uno dei tre autori precedentemente citati. Qui si ha una veduta prospettica, sviluppata in orizzontale come negli altri tre quadri, in qui la simmetria è data dai due palazzi laterali – differenti solo grazie alle decorazioni – mentre la parte centrale del quadro, in lontananza è dominata da tre monumenti classici: un anfiteatro, un arco di trionfo trifornice e un edificio a pianta centrale, (probabilmente una rielaborazione del Battistero di Firenze). Anche qui la piazza vera e propria è l’elemento che tiene unita la città ideale. In questo caso è ribassata di alcuni gradini, e contiene al suo interno quattro colonne con statue sulla sommità e una fontana al centro.

Contrariamente agli altri due dipinti, qui compaiono alcune figure umane che animano la città. Forse però l’originale non le conteneva, infatti queste sono state dipinte a quadro finito, sopra lo strato finale di tutto il resto del quadro.

La città ideale di Berlino

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A Berlino, nella Gemäldegalerie si trova una terza Veduta di città ideale. Sebbene il soggetto, la tecnica e lo stile prospettico la accomuni con le due precedenti, questa tavola si discosta per molteplici aspetti. Tra i più rilevanti notiamo che la vista è colta da una loggia, da cui si protendono in profondità le direttrici prospettiche evidenziate dal disegno della pavimentazione, il quale conduce lo sguardo in profondità verso il porto cittadino. In questo quadro è utile soffermarsi sull’intento che l’autore ha voluto dare riguardo alla vicinanza tra città e porto. La città ideale viene qui rappresentata come un tutt’uno con le attività commerciali marine, in cui la simmetria della grande piazza centrale fa da collegamento, ideale e fisico, tra la parte urbana e quella del porto.

Foto Copyright: @Wikimedia commons

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