Incursioni Fotografiche. Intervista a Robby Rent, fotoreporter di Street Art

A pochi giorni dalla conclusione della sua personale ‘Servito Crudo’ presso Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia – allestita in occasione del Festival Fotografia Europea ed. 2018 -, un’intervista per approfondire la conoscenza di Robby Rent interessante fotoreporter di Street Art.

Maria Chiara Wang: Come nasce la passione per la fotografia?

Robby Rent: Agli inizi degli anni ’90 la tv, a casa mia, non era considerata una priorità e le avventure si vivevano all’aria aperta. Da piccolo sfogliavo di continuo i giornali e rimanevo incantato dalle fotografie poiché, popolate da personaggi e da luoghi, raccontavano storie.
Superavo di poco il metro di altezza, ma già chiedevo rullini per i miei esperimenti e ricordo che spesso mi toccava quello da 12. Nonostante un iniziale abbattimento, pensavo: ‘sono solo 12, quindi vanno fatte bene’.
Il passo successivo – a neanche 20 anni – è stato acquistare la reflex digitale coi primi stipendi: credo sia stato l’inizio della fine.
Ogni giorno nuove foto, nuove tecniche, ogni stipendio investito in obiettivi e accessori. Fino al fatidico giorno in cui mi sono detto: ‘adesso lascio il posto fisso che odio e faccio il fotografo’ e così è stato, per parecchi anni.

MCW: Potremmo definire la tua fotografia documentaristica?

RR: Me lo auguro!
Dopo il licenziamento ho iniziato a collaborare con un quotidiano e negli anni successivi con agenzie e altri clienti.
Lavorare in uno degli studi fotografici ‘storici’ qui a Reggio Emilia è stata per me una svolta, come ritornare a scuola e imparare tutto daccapo.
Se devi documentare in un singolo scatto, occorre analizzare quello che sta succedendo in quel preciso momento e cercare di renderlo comprensibile a tutti. Ad esempio, non basta una fotografia di una pozzanghera qualsiasi per descrivere che il tempo è brutto; una famiglia riparata sotto il portico di un hotel in riva al mare con nuvole minacciose all’orizzonte rende l’idea a prima vista.  La fotografia di reportage è un mezzo di comunicazione potentissimo: con una sola immagine e senza narrazione si captano tutte le informazioni necessarie per fornire una testimonianza diretta sull’attualità.

MCW: La tua arte è la sintesi di tre passioni: foto/viaggi/arte urbana, come la vivi e come la coltivi?

RR: Sicuro, questo è un terno vincente. Seguo costantemente i miei artisti preferiti sui social per scoprire dove lavorano e, quando riesco a ‘triangolare’ abbastanza informazioni, parto per documentare. Appena ho un weekend lungo mi precipito in qualche aeroporto; solo lo scorso anno ho preso 31 voli. Non sembra, ma siamo parecchi ad essere affetti da ‘questa malattia’ e capita di incontrare le stesse persone in diverse città. Sono rimasto  in contatto con alcuni ragazzi e ci scambiamo frequentemente informazioni utili alle nostre trasferte. In aggiunta, molte città propongono festival di Street Art annuali, muri concessi legalmente agli artisti per opere di riqualificazione. L’adrenalina prima di partire è minore, ma si trova spesso  qualche intervento ‘spontaneo’, ovvero lasciato senza nessuna autorizzazione.

MCW: Cosa ti attrae della Street Art?

RR: Il fatto che sia pubblica. È pensata per la gente, per tutti, non solo per chi paga un biglietto.
Quello che più mi affascina è quando c’è un messaggio forte dietro all’opera, un problema sociale sbattuto in faccia senza preavviso. Ci passi davanti e non riesci ad ignorare l’artista che ti dice: ti sei reso conto di questo, vero? E ti sta bene così o pensi di fare qualcosa?!

MCW: Qual è stato lo scatto più emozionante e/o quale il più pericoloso?

RR: Banksy in Palestina, un posto per me davvero speciale. Era metà del 2015, mi trovavo in Israele con due amici per festeggiare il mio compleanno. Dal mio punto di vista, un’occasione da non perdere per riuscire ad immortalare alcuni dei più celebri muri di Banksy, così ho proposto di varcare il confine. Ovviamente mi hanno abbandonato – secondo loro ‘io li ho abbandonati’ – e nel giro di poco tempo ero sotto interrogatorio delle guardie di confine a causa della troppa attrezzatura fotografica che avevo al seguito. Grazie al karma ogni cosa è andata nel migliore dei modi e sono riuscito a rientrare con le foto che sognavo di fare da anni.

banksy

MCW: Quali sono gli street artist che ami di più?

RR: Blu e Banksy.
Blu è di Senigallia e vive in un camper. Il suo interesse è dipingere muri, lontano dalla fama e dalla ricerca di denaro. È considerato tra i 5 migliori artisti al mondo, di sicuro il più ‘puro’ come ideologia. È da sempre fedele alle lotte a favore del popolo e i suoi muri sono contro il consumismo ed i falsi valori.
Banksy, nonostante sia operativo da oltre 20 anni, riesce a mantenere l’anonimato e gli innumerevoli tentativi di svelare la sua identità lo rendono l’artista contemporaneo più famoso al mondo. I suoi stencil sono ricchi di ironia e di satira su temi di attualità e sono in grado di suscitare una reazione in tutti noi.

blu

MCW: Quale muro/artista ti manca e quale viaggio vorresti fare?

RR: Mi manca interamente il Sudamerica, zona molto prolifica in fatto di arte urbana.
Oltre a documentare i graffiti e la Street Art, mi piacerebbe concedermi qualche mese di pausa dal lavoro ufficiale di impiegato e seguire un progetto un po’ più creativo, iniziando a ‘raccontare storie’ attraverso le immagini. Anni fa sono partito con un biglietto di sola andata e ho girato almeno una dozzina di città in 3 diversi continenti: un’esperienza unica, ricca di stimoli quotidiani e necessaria per ricaricare le batterie.

MCW: Cosa rappresentano per te le Officine Reggiane?

RR: Le ex Officine Reggiane sono un enorme patrimonio della città; i reggiani sono molto legati alla loro storia perché da inizio novecento hanno dato lavoro a migliaia di operai producendo i migliori prodotti di metalmeccanica specializzata come treni, locomotive e aerei da guerra. Sono state protagoniste di eventi storico-politici importanti tra cui l’occupazione più lunga di una fabbrica in Italia, circa un anno, durante il quale i dipendenti hanno autonomamente convertito la produzione di mezzi da guerra in trattori per l’agricoltura, cercando di risollevare l’azienda in declino.
Anni fa i writers storici di Reggio hanno scelto questo luogo, abbandonato da tempo, per valorizzarne la storia e la memoria. Le incursioni per dipingere aumentavano giorno dopo giorno e nel periodo di maggior risalto sono stati organizzati eventi che hanno portato i migliori artisti italiani ed internazionali a lasciare un loro intervento, rendendo le ex Officine Reggiane una La Mecca per appassionati di Street Art.

robby-rent

Foto Copyright: robby.rent

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