Il vuoto nelle grandiose installazioni di Yasuaki Onishi

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Si può scolpire il vuoto? É possibile dare forma all’invisibile? Yasuaki Onishi risponde a questi quesiti con installazioni maestose, che riempiono e alterano lo spazio che occupano.

Il punto di partenza è sempre la location. Dopo aver analizzato il sito e le sue possibilità, Onishi inizia il processo di costruzione, spesso lungo e complesso.


Vertical emptiness, dei rami spogli appesi al soffitto sono ricoperti di sottili fili di colla a caldo e poi aspersi di urea, che si solidifica in cristalli. Il risultato è un’intricata foresta sottosopra.

La sua superficie, un puzzle di consistenze e densità innaturali. Entrare in questo ambiente costringe a chiedersi se un qualche fenomeno si sia arrestato, se il tempo si sia fermato o riavvolto. Se una densa pioggia stia ancora cadendo o se stia evaporando dal suolo, con una lentezza che non riusciamo a percepire.

Reverse of volume è un telo di plastica, appeso al soffitto tramite filamenti di colla nera: una montagna al contrario. Contiene i visitatori, circondandoli con profonde rientranze e aspri picchi. Un rifugio cavo, fatto di assenza.

I rilievi sospesi di Onishi sono incredibilmente leggeri, ma la loro massa negativa permea l’ambiente e gli dà senso e forma. Per plasmarli serve un team che drappeggi il polietilene su pile di scatoloni che fanno da scheletro. Per poi appendere il tutto alle travi del tetto con pistole per la colla a caldo, e infine rimuovere gli scatoloni, lasciando la gigantesca scultura a fluttuare nel vuoto.

Nei titoli delle opere di Onishi ricorrono le parole vuoto, volume, contrario. Questi non sono solo concetti, ma i veri e propri strumenti della sua creazione.

Vertical volume, una delle sue installazioni più giocose, invita i visitatori a interagire e manipolare dei cilindri gonfiabili di plastica trasparente. Dei ventilatori li riempiono d’aria, spingendoli verso l’alto e dando loro abbastanza robustezza da sembrare solidi.

L’elemento invisibile è quello che, paradossalmente, procura maggior concretezza agli oggetti.

Nella più recente Tracing orbit centinaia di nastri colorati piovono dall’alto. L’artista li ha gettati in aria per collocarli a cavallo di una griglia sospesa, ottenuta legando tra loro dei fili da pesca. Le strisce variopinte ricordano quelle usate come decorazione nel festival giapponese di Tanabata, riferimento ai fili cuciti dalla tessitrice Orihime.

La leggenda vuole che Orihime si possa riunire al suo amato solo in occasione di questa festività. Il riavvicinamento della coppia è un’allegoria di quello celeste tra le stelle Altair e Vega, che cade nello stesso periodo dell’anno.

Nell’opera di Onishi i nastri pervadono lo spazio, sfiorano il suolo e si rialzano verso il soffitto. Ci ritroviamo in un fermo immagine. Le strisce si sollevano (o precipitano?) e tracciano le traiettorie di voli invisibili. Disegnano le orbite di stelle introvabili, perse in un luogo e in un tempo che non ci è dato avvertire.

Foto Copyright: Yasuaki Onishi – Takeru Koroda – Seiji Toyonaga – Kazuo Fukunaga

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Tag: Yasuaki Onishi.
Articolo di Valentina Bianchi

Valentina Bianchi

Appassionata di arte in generale, di quella giapponese in particolare. Mi capita di cimentarmi con entusiasmo in tentativi di pittura ad acquerello fallimentari

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