Il fascino dell’imperfezione nelle sculture di Carla Cascales Alimbau

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Per la dottrina buddhista dell’Anitya, il Wabi-sabi è una percezione estetica fondata sulla bellezza imperfetta, transitoria e incompleta del mondo che ci circonda e di ogni aspetto della nostra vita. È arte del sentire e del vivere in armonia con la natura, non un ideale definito dall’apparenza esteriore, ma espansione dei sensi, evanescenza, intuizione e accettazione del fluire implacabile del tempo

La giovane artista e designer spagnola Carla Cascales Alimbau si ispira a questo sottile paradigma giapponese nella serie di sculture Étimo, un’audace sperimentazione dell’arte plastica attraverso l’utilizzo di pezzi di scarto, legno, marmo, granito, plasmati con la tecnica del kintsugi, un’antica pratica nipponica, che consiste nel riparare gli oggetti in ceramica utilizzando materiali preziosi, oro e argento colato, per risanarne le crepe e valorizzarne le spaccature.

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In ogni opera, che porta con sé squarci, cicatrici e imperfezioni, che diventano preziose nervature e si trasformano in elementi narrativi, è implicita una ricerca dell’essenza e dell’origine delle cose, una costante nel percorso artistico di Carla.

Le sue sculture, sobrie e misurate, disadorne e intrise in una tavolozza di colori neutri, sono un fluido divenire di equilibrio e caos, di geometrie e di fratture, si caratterizzano per l’armonia formale e una morbida plasticità, nutrendosi dell’essenzialità della minimal art, della volumetria possente del brutalismo, con chiari riferimenti all’architettura di Le Corbusier, Alvar Aalto e Mies van der Rohe.

Foto Copyright: carlacascales

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