Cento case popolari, fotografate da Fabio Mantovani

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Come ex studente di architettura e aspirante architetto mi è capitato più e più volte di assistere a conversazioni, talvolta anche molto animate, riguardo alla correlazione tra architettura/contesto urbano e criminalità/educazione civica/qualità della vita.

Le correnti di pensiero sono diverse. In molti dicono che le due cose non sono correlate, che “edifici brutti esteticamente non alimentano condizioni di disagio”, altri invece credono che la bruttezza, intesa come non armonia e mancata funzionalità di edifici e spazi, è in grado di generare un vortice di decadenza esponenziale che, a volte, oltre a agevolare una disaffezione per gli spazi stessi (noncuranza, degrado etc) può sfociare anche in criminalità.

Per capirci meglio per alcuni è molto più difficile l’idea di lasciare un pacchetto di spazzatura sugli Champs Elysee piuttosto che in un quartiere popolare già pieno di sporcizia e degrado. La spazzatura è un esempio, può essere un pezzo di carta o un’altra azione qualsiasi. Diciamo che il contesto tende a legittimare o delegittimare il compimento di un gesto.

Quello che penso io è che viviamo nell’architettura e che l’ambiente circostante condiziona fortemente, anche se indirettamente, il nostro modo di essere, di pensare e di comportarci verso il mondo e verso gli altri. Quindi credo che in qualche modo siamo influenzati dallo spazio dove viviamo.

Questo non significa assolutamente giudicare le persone in base al contesto urbano ne classificarle. E’ puramente un discorso filosofico.

Tutto questo preambolo per introdurre lo splendido lavoro fotografico di Fabio Mantovani, fotografo che ha restituito immagini e scenari di dieci grandi sistemi abitativi di case popolari costruiti tra gli Anni Sessanta e Settanta del Novecento. Catturandone tutta la loro “bellezza” autentica e le loro storie.

Foto Copyright: Fabio Mantovani

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Showing 2 comments
  • Giulia
    Rispondi

    L’edificio giallo e rosso si trova vicino Milano e non si tratta di case popolari, è il condominio Monte Amiata, molto bello, nel Gallaratese.

    • Luca Onniboni
      Rispondi

      Ciao Giulia, grazie per il tuo commento! In assoluta cortesia devo però risponderti che si tratta effettivamente di un edificio popolare. Questa architettura di Aymonino e Rossi viene intesa come “edilizia popolare” in quanto frutto di un accordo tra amministrazione comunale e privati, i quali sono messi nella condizione di edificare un determinato lotto a patto che parte o tutto del futuro edificato venga destinato ad edilizia popolare, favorendo così le persone meno abbienti. Ma questo non significa che non sia molto bello come 🙂
      Ciao

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