Carlo Scarpa, la Fondazione Querini Stampalia a Venezia

alessandra-chemollo

La Fondazione Querini Stampalia è una fondazione culturale di Venezia voluta nel 1868 da Giovanni Querini Stampalia. Vi sono allestiti una biblioteca, un museo e un’area per esposizioni temporanee. Si tratta di una vera e propria istituzione donata alla città dal suo benefattore che altrimenti avrebbe lasciato tutti i suoi libri e tutti i suoi averi a nessun erede. Oggi noi la vediamo a seguito dell’importante opera di restauro da parte dell’architetto Carlo Scarpa tra il 1961 e 1963.

Tutti noi conosciamo Carlo Scarpa e tutti noi abbiamo in mente la fotografia più famosa relativa a questa architettura – le scale che s’immergono nel canale. Durante la mia visita il livello non era abbastanza elevato da far penetrare l’acqua all’interno della struttura, compenetrandosi a vicenda e offrendo una situazione sensazionale.

L’opera di restauro, così come accade anche in altre occasioni simili con il progettista Scarpa – al Museo Castelvecchio per esempio – è di forte impatto e si pone al di fuori di ogni teoria sul restauro. Non è infatti una mera conservazione, o un mero restauro degli elementi. Carlo Scarpa non si limita nei suoi interventi, ma inserisce nuovi innesti di progetto che restituiscono un’opera di un valore ancor più elevato di quella prima dell’intervento.

Oggi questo probabilmente non sarebbe possibile. Probabilmente perchè uno Scarpa non c’è più in circolazione oggi, ma anche per via della miopia delle varie sovraintendenze e dei vari organi di conservazione.

A caratterizzare questo luogo c’è anche un giardino a corte all’interno. che insieme al canale sul lato opposto, fanno di questa architettura un’esperienza racchiusa in un ambiente unico al mondo. L’elemento comune in tutte le stanze sono le finiture curate nel dettaglio come solo l’Architetto Veneziano sa fare. Lo stesso giardino presenta una scultura d’acqua realizzato con rame e pietra che dona all’esterno un’eleganza rara.

Foto Copyright: Luca Onniboni – ad eccezione dell’immagine di copertina che è di Alessandra Chemollo

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