ArTeo. Le microsculture di Matteo Montanari

Se ci sono artisti che partoriscono opere gigantesche, mastodontiche, imponenti, architetti che ne realizzano di altissime, irraggiungibili, perché non dovrebbero esserci artisti che ne fanno di minuscole? E infatti ci sono.

Matteo Montanari, classe ’86, è nato e cresciuto a Misano Adriatico, in terra di Romagna. Ha incontrato l’arte della microscultura nell’ottobre 2016, per caso, grazie a un video nel quale veniva riprodotta la Tour Eiffel sulla mina di una matita.

Io mi sono imbattuta nella sua arte, invece, in un sabato pomeriggio splendido e gelido, durante la dodicesima edizione del Matrioska LabStore . All’inizio avevo faticato a capire di cosa si trattasse, vedevo solo delle matite protette da piccole campane di vetro e lenti d’ingrandimento sparse qua e là. Ho impiegato una manciata di secondi a realizzare.

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Pensate alla cosa più piccola che abbiate mai creato. A me viene in mente quel giochino che facevo sempre a scuola con un foglio di carta, quella specie di ranocchio nel quale infilavi pollice e indice di entrambe le mani e, dopo aver chiesto a qualcuno un numero a caso, partivi a contare: apri chiudi apri chiudi apri chiudi, eccetera. Una volta lo feci così piccolo che risultò inutilizzabile.

Mi sentii un’artista.

Quel sabato, mentre guardavo con la lente d’ingrandimento la matita protetta dalla campana, mi crollò il mondo. Microsculture su grafite, ecco cos’erano!

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Gli strumenti di lavoro di Matteo sono un taglierino, le sue mani e l’immaginazione.

Guarda e riguarda quello che vuole far uscire dalla graffite fino al momento in cui il suo cervello acquisisce proporzioni e dettagli, poi parte, senza mai copiare. Il tempo che impiega per la realizzazione di una scultura va dalle otto alle undici ore e i lavori in salvo fino ad ora sono circa una ventina (poi ci sono quelli che hanno fatto una triste fine). Riproduce qualsiasi cosa: fiori, ballerine, biciclette, monumenti. Matrioske.

E mentre l’occhio si sforza nel mettere a fuoco, il cuore ringrazia.

Serve attenzione per notare i particolari, per vedere la bellezza, ma una volta individuata poi si riconosce a prima vista. Questa è una di quelle volte.

Mentre me ne torno nel gelo di dicembre penso che “big love for the little things” è il mio motto ormai da tempo, ma chi avrebbe mai pensato che in una davvero little thing si sarebbe nascosta una così big art?

Foto Copyright: arteo_microsculture

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