Alex Prager e la California incantata e noir degli anni ‘50

Alex Prager

Donne solitarie e bellissime, folle impazienti e anime frettolose si animano sugli sfondi caldi e pastello di una California che non siamo abituati a vedere tutti i giorni.

A Milano – in Fondazione Sozzani – è finalmente approdata la mostra Silver Lake Drive dopo aver fatto il giro del mondo nelle collezioni dei maggiorni musei, a partire dal MoMa di New York fino al Foam di Amsterdam, dove ha ricevuto il premio Paul Huf e ha indissolubilmente consacrato l’artista al successo internazionale.

Nata a Los Angeles nel 1979 e da sempre affascinata dalla pop e urban culture, Alex Prager espone con la mostra Silver Lake Drive – scatti e cortometraggi frutto di dieci anni di lavoro fino al 2015, anche se quelli che ci presenta sono paesaggi e storie che ricordano vagamente, grazie al sapiente uso di tinte vivide e sature e a un immaginario che evoca le vecchie pellicole noir, thriller e poliziesche, una California cinematografica dall’animo vintage e retro anni ’50.

Come già preannunciato, le indiscusse protagoniste delle sue fotografie e cortometraggi sono donne seducenti e folle inquiete, che si animano in un panorama apparentemente idilliaco, ma dall’alone stranamente inquietante e misterioso: in netta contrapposizione con il clima assolato californiano, assistiamo nei suoi scatti ad avvenimenti inquietanti come annegamenti inspiegabili, incendi improvvisi e stormi di uccelli che attaccano inaspettatamente.

Sono immagini che ricordano incubi hitchockiani, enigmi e segreti, nel quotidiano di una Los Angeles che presenta la vita secondo la Prager: una successione di drammi e comparse fortuite in Panavision.

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Sono sempre stata interessata al modo in cui la realtà può cambiare a seconda della sfera emozionale umana – afferma l’artista – mi piace gettare le persone nello sconforto e rendere le cose più strane di quanto non siano per creare cose che nessuno si aspetta

– Alex Prager

E di certo nessuno si aspetta di vedere una ballerina che abbandona letteralmente il suo corpo in scena e se ne va dal teatro dell’Opéra di Parigi, che è quello che succede nel sorprendente cortometraggio La Grande Sortie, anch’esso in esposizione in Fondazione Sozzani.

Qui la Prager si supera: il pubblico non comprende più cosa sia reale e ricade in uno stato di angoscia insanabile: la linea tra realtà e finzione, tra attore e spettatore, è completamente abbattuta ed è qui che sta la grandezza dell’artista statunitense, che sublima il tutto attraverso i suoi scatti e ci suggerisce una verità assoluta: in un mondo che finge di essere perfetto, l’unica cosa vera e tangibile sono gli stati emozionali umani, dalla gioia, alla paura, al dolore, all’inquietudine.

Post di Giuditta Duranti
Foto Copyright: Alex Prager – fondazionesozzani.org

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