Max Papeschi, l’Andy Warhol italiano
Artobjects • Paintings

L’artista Max Papeschi, noto come “l’Andy Warhol italiano”, ha rapidamente conquistato l’arte internazionale in soli dieci anni ricevendo apprezzamenti da pubblico e critica di tutto il mondo.
La sua firma stilistica.. l’ironia.
Prima di cimentarsi nella digital art, ha lavorato come autore e regista nel teatro, nella televisione e nel cinema.
Nel mio lavoro la “cura estetica” è parte fondante del messaggio. Faccio il verso al linguaggio pubblicitario che è curatissimo, dunque le mie opere non potrebbero essere poco curate. Però non credo che estetica e bellezza facciano parte dello stesso concetto. […] Tenuto conto del mio background nel mondo dello spettacolo, penso di essere stato influenzato solo parzialmente sia dagli artisti del passato che da quelli contemporanei. Quando penso ai “grandi maestri” mi vengono in mente Kubrick, Petri e Tarantino più che Giotto, Picasso e Koons.
Max Papeschi per artslife.com

Papeschi ritrae in modo realistico la globalizzazione e il consumismo moderno mettendo in luce i loro limiti e le loro degenerazioni, spesso con significati complessi, realizzando opere ad alto impatto mediatico che sembrano campagne pubblicitarie.
I suoi lavori trasformano icone come Topolino, Ronald McDonald’s, Obama e Kim Jong-un (per citarne alcune), insieme a situazioni quotidiane, in terrificanti incubi collettivi.
La sua carriera è stata segnata da scandali e polemiche, ma ha guadagnato svariati riconoscimenti internazionale diventando uno dei giovani artisti italiani più apprezzati all’estero.

La sua opera più famosa, con Topolino e una svastica, è stata esposta nel 2010 sulla facciata della Abnormals Gallery di Poznan nel 2010, lanciando definitivamente la sua carriera.
[…] Dopo soli quattro anni di attività ero già riuscito a indignare l’opinione pubblica internazionale, indispettire mia madre, infangare la reputazione della più candida icona dell’immaginario infantile e vilipendere l’inno e la bandiera del mio Paese. Insomma, la mia carriera si stava consolidando, non so bene se come artista o come giullare mediatico, ma poco importa, la differenza è quasi impalpabile. Un po’ come la collaborazione tra Lady Gaga e Marina Abramovic, non si capisce bene se l’Abramovic abbia sdoganato la Germanotta nel mondo dell’arte o se sia stata la Germanotta ad aver sdoganato l’Abramovic nel mondo delle buffonate mediatiche.
estratto del libro “Vendere svastiche e vivere felici” di Max Papeschi

















ARTIST. Max Papeschi @maxpapeschi
IMAGES © maxpapeschi.com





