Perfezioni provvisorie: Palermo, di Mirtha

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Di Palermo mi porto l’odore.

Mi porto il rumore, il frastuono il casino le grida al mercato nel mezzo di Ballarò. Gli occhi vitrei senza palpebre dei pescetti esposti e gridati ‘che i migliori ce li hanno li. Le bimbe attaccate alle sottane delle madri che a dirla bene e a guardarle tutte hanno la mia età e sono bellissime. Stanchissime, sudate si accalcano in coda coi loro rossetti rossi e tutto quel seno che metà mercato fa coda solo per annusare anche solo un attimo la loro genuinità. E poi c’è cristo ovunque in un rispetto morboso dell’amore per lo spirito. C’è cristo ai bordi delle strade nella povertà, nel ragazzo che dorme all’ombra di un marciapiede. C’è un cristo nella vetrina del negozio di cappelli che ho appena superato. Ci sono chiese che paiono moschee e impalcature ovunque.

Il ragazzo da cui dormo mi dice sai, non hanno ancora ristrutturato i palazzi dal bombardamento. Che bombardamento?

Quello dei nazisti, ah. E poi c’è lo sfarzo dei giardini liberty e delle magnolie secolari. I balconi gocciolano d’acqua fresca e le pareti si scrostano, scivolano e rimangono immobili maestosi e pericolanti nei secoli. Non ci sono regole, non quelle scritte e noiose che ci hanno insegnato dai banchi. Ci sono quelle del cuore e del rispetto che inciampano in un magnifico anacronismo, così forte che giro un angolo, compare un Carrefour e mi sembra assurdo, vorrei levarlo. Al suo posto metterei l’ennesima palazzina scalcinata con i balconi in ferro battuto senza pavimenti, stropicciati dal sole. Poi se giri per i vicoli a caso, nell’immensa anarchia urbana, capita pure che ti imbatti in un posto che quelli che qua ci sono nati chiamano spasimo (ma forse si chiama cosi e basta), che non vi dico altro perché bisogna entrare e stupirsi dello stupore dei bimbi e poi uscire e inciampare i franco u’ vastiddaru (non è sardo giuro) che ti guarda e ingrassi di 3 chili ma sei felice come quando ti innamori.

Poi giri l’angolo tenendoti Porta Nuova alle spalle e all’ombra delle mura del palazzo reale (che chiude alle sedici – non sia mai che un turista ci si rechi alle 16:15) puoi serenamente conversare con dei vecchietti che ogni pomeriggio slegano il tavolo dall’albero a cui l’han legato la sera prima e giocano a briscola a soldi e sono palermitani da generazioni e per essere onesti, pure se hanno qualche dente in meno del dovuto e non parlano una parola di italiano sono belli per davvero.

Di Palermo mi porto la gente che ogni mattina si alza e combatte ostinatamente la mafia con lo sguardo rassegnato come se avesse a che fare con la muffa che imperturbabile ogni novembre torna nell’angolo a nord macchiando le pareti bianche. E tu puoi imbiancare ma quella rimane. Come le urla dei bimbetti in Vucciria. Come i piedi nella sabbia alla cala.

Di Palermo mi porto gli occhi stanchi e il cuore immortale, di una città che né cade né si rialza, ma in controluce brilla.

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Tag: Perfezioni provvisorie.
Articolo di Mirtha

Mirtha

Non siamo mai più fedeli a noi stessi di quando siamo incoerenti.

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