James Casebere e l’illusorietà della fotografia

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James Casebere

L’artista americano James Casebere, nato in Michigan nel 1953, esponente di quella Pictures Generation che a metà degli anni ’70 formò un nuovo vocabolario visivo, indaga il carattere ingannevole e illusorio del medium fotografico, ritenuto lo strumento per eccellenza di riproduzione della realtà oggettiva. Casebere sfida la nostra capacità di vedere il mondo che ci circonda, e impiegando l’artificio, tratto caratterizzante del suo discorso figurativo, crea immagini di paesaggi naturali e urbani, a partire da maquette in scala ridotta che realizza, con estrema dovizia di particolari, nel suo studio.

Nelle sue rappresentazioni tridimensionali, che valicano la perfezione del reale, nulla è lasciato al caso, l’armonia compositiva, le variazioni luminose nel bilanciamento dei toni cromatici e del chiaroscuro, la trama e la composizione dei materiali, la relazione tra i volumi.

Il lavoro di Casebere si fonda su una perfetta concatenazione di scultura, architettura e fotografia, immagini che rivelano un’eccezionale attitudine alla manipolazione e un approccio fortemente meditativo.

James Casebere
James Casebere
James Casebere

Casebere gioca con la nostra percezione della realtà, mette in discussione il senso di giudizio dello spettatore dinnanzi a fotografie al limite tra l’effettuale e il falso, tra il tangibile e l’apparenza. Plasma modellini in miniatura di assoluto verismo, che sono qualcosa di più di semplici copie o simulacri di luoghi reali, realizzati non soltanto per meri fini estetici.

In parte della sua produzione, in particolare nelle serie “Cloudy/Sunny skies” e “The sea of Ice”, omaggio, quest’ultima, all’opera del pittore romantico tedesco Caspar David Friedrich, plastici e fotografie, attraverso la ricostruzione di zone urbane in degrado o di calamità naturali, sono il mezzo espressivo per denunciare la profonda crisi ambientale e i cambiamenti climatici che investono il pianeta, e che sono il preludio di un futuro catastrofico, se l’uomo non sarà in grado di intervenire con tempestività in difesa della natura.

In uno dei suoi ultimi lavori, “Emotional Architecture”, ha riprodotto fedelmente, in minuscole dimensioni, utilizzando gesso, polistirolo e cartone, e un’illuminazione intensa e drammatica, case in stile modernista, colorate e dalle geometrie pulite ed essenziali, sospese a volte su pavimenti d’acqua di un blu profondo, ispirate alle costruzioni dell’architetto messicano Luis Barragán.

James Casebere
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Foto Copyright: James Casebere – jamescasebere.com

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Articolo di Alessia Cortese

Alessia Cortese

Fotografa freelance. Aspirante giramondo. Perdutamente innamorata di Max Ernst, Jane Austen e Georgia O'Keeffe. La musica è il mio pane quotidiano.

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