Varcando il limite della pagina bianca

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Sento l’acqua che scorre,
che scivola,
che scompare in un turbinio.

Ti vedo chinato,
ti osservo,
leggo i tuoi pensieri.

Posso parlarti se mi ascolti,
la mia storia
è ben più di ciò che vedi,
o pensi di sapere.

Come unico sopravvissuto del tempo,
mi sono ritrovato tra le parole,
indelebili e fugaci,
dei primi costruttori.

Visto come manto
e non compreso come scheletro,
sono stato usato
come falso strumento.

Risorto dalla terra
ho abbagliato il Michelangelo,
con corpi stretti
da messaggere serpi.

Apro il confronto con
le innumerevoli immagini della storia,
il tramite tra il Già-stato
e l’Adesso.

Per te che disegni,
ritocchi,
finisci e costruisci,
l’Adesso cosa è, se non il tuo costrutto?

Posso sembrarti un semplice scarto
tra naturale e artificiale,
tra il mio essere morte
e nel contempo vita.

Ma una nuova identità ho avuto quando fui
affidato alle ombre dal Piranesi,
per tenere allacciato
un espressivo montaggio plastico.

Il mio significato
va però ben oltre il gioco superficiale,
e che io sia albus o candidus,
sarò sempre dei tuoi occhi la sfumatura.

Quando la nebbia nera
eclissava i cieli,
sono diventato il pari
dell’ordinato e del pulito.

Ma pericoloso
sono diventato quando,
della mano tesa,
sono stato marionetta di travertino.

Mi avete per questo rinnegato,
dimenticando quanto io fossi
più vostro di loro
che vi hanno condotto allo scacco.

Eppure in mani razionali
ho unificato volti opposti,
trasformando musei
in grandi case.

Dalla purezza e ruvidezza
di una stessa mano,
al nastro bianco
di una terra oltre oceano.

Qui, ho dimostrato
che dentro me
l’arte è libera
di vivere la propria vita.

E con la Scuola di Porto
ti ho svelato di
non ingessare le radici,
ma di nutrirle.

Perché solo annullandomi
ti mostrerò la visione precedente,
ciò che già si mostra,
ma che non vedi.

Saprai così oltrepassarmi e
vedere che non sono altro
che un intervallo abitato
da estremità avvolgenti.

La tua misura
è la mia nascita,
ed io, la tua possibilità
di crescere uomo, libero.

Mi rattrista essere licenza in una
ordinaria contemporaneità,
se non mi svisceri
non sarò altro che una bandiera bianca, una resa.

Ora mi conosci.
Posso rimanere il bianco
del lavabo su cui sei chinato
o aspettarti altrove,
dove sarò la tela del tuo infinito capitolo bianco.

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Articolo di Davide Maria Zema

Davide Maria Zema

Laureato in Architettura. Affascinato da chi taglia tele per ricercare l’infinito.

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