Una selezione delle case più belle del mondo di ieri e di oggi. 3/4

Cinque case d’artista, o meglio dire d’architetto, per viaggiare con l’immaginazione verso luoghi esotici e lontani, all’interno di queste dimore che hanno fatto la storia dell’architettura.

Attraversando luoghi inesplorati e mete di villeggiatura, famose in tutto il mondo, il viaggio attraverso l’architettura prosegue toccando alcune tematiche ancora oggi attuali. La bellezza, e l’autenticità, che queste cinque architetture hanno in comune, nonostante la loro palese diversità, è la volontà di sfidare il tempo e lo spazio. In modo diverso e con linguaggi differenti volgono lo sguardo al futuro, giungendo fino a noi, intatte nelle intenzioni e negli ideali.

Stahl House di Pierre Koenig – Los Angeles, California

Los Angeles tra gli anni 50 e gli anni 60 appare come un laboratorio di idee a cielo aperto. La rivista Arts&Architecture promuove, in quegli anni, il programma “Case Study Houses” che lascerà a noi tutti numerosi esempi di architetture che ancora oggi animano il nostro tempo. Fra queste è prezioso ricordare la Stahl House, realizzata nel 1959, da Pierre Koenig.

Si tratta di uno dei più grandi capolavori dell’architettura contemporanea, che si trova sulle colline dietro Los Angeles, con una vista a dir poco mozzafiato sulla città. La posizione, privilegiata, della casa è determinante per lo sviluppo ad L dell’impianto, che si apre nei confronti del panorama e della piscina, e si chiude verso la strada retrostante.

La L non solo permette di rivolgere lo sguardo verso la città ma anche di dividere in due aree, privata e di rappresentanza, gli ambienti. Protesa verso Los Angeles, a sbalzo su di essa, la casa si presenta semplice, moderna, con una struttura quasi interamente in ferro e vetro, leggera e trasparente, proprio per rivolgere lo sguardo lontano, senza barriere e senza freni.

Al suo interno è ancora possibile riconoscere qualche arredo originale degli anni 60, arredi iconici come il contenitore che li ospita.

Oggi la casa è una delle architetture più visitate al mondo. Le sue foto, scattate da Julius Shulman, in quegli anni sono fonte di apprezzamento ancora oggi. Se il resto attorno alla Stahl House è mutato negli anni, all’interno della casa, in piedi di fronte alla vista sulla città, il mondo sembra essere rimasto lo stesso, immobile, con le sue luci e il suo fermento creativo.

Villa Nara Mondadori di Oscar Niemeyer – Saint-Jean-Cap-Ferrat, Francia

Nel 1968 viene commissionata all’architetto brasiliano, da parte dell’editore Giorgio Mondadori, una casa di villeggiatura nel sud della Francia in Costa Azzurra. All’interno di un contesto lussuoso e mediterraneo, Niemeyer progetta una villa iconica, utilizzando le linee organiche e dolci della sua mano, ormai riconoscibile in tutto il mondo. La copertura, piana, candida, è disegnata da forme gentili, dinamiche, in continuità con il paesaggio e con la costa.

Le pareti, verso il mare e la piscina, sono vetrate, continue e invisibili, come se il concetto di spazio interno e spazio esterno fosse stato superato, come se i cliché europei fossero stati modellati per evolvere verso una modernità naturale, tipica del paese di origine dell’architetto. Al lato opposto, verso il retro della proprietà le pareti sono invece chiuse, quasi ermetiche.

Se il piano terra, a contatto con il giardino e con il mare, è dedicato al susseguirsi dinamico della sala da pranzo, del soggiorno e dell’area conversazione attorno al camino, il piano di sopra è interamente dedicato alla zona notte.

La mano organica dell’architetto è riconoscibile sia nella scelta degli elementi interni, vorticosi e curvi, sia nella progettazione del giardino sul mare: una lussureggiante palette di piante e arbusti tropicali, che impreziosiscono l’atmosfera che conduce verso la piscina. La piscina e la pool house ad essa adiacente, sono state disegnate con la stessa linea organica e mutevole, quasi come se il mare con le sue onde potesse arrivare fino alla piscina modellandola.

La villa, simbolo di un’epoca d’oro, cadde in declino per circa un decennio fino a che non venne rinnovata dall’architetto Peter Marino. I nuovi proprietari, collezionisti e appassionati d’arte, decisero, soprattutto, per il rinnovamento dell’impianto decorativo: oggi Villa Nara Mondadori appare come contenitore di design e arte illustre, da Lucio Fontana, a Giacometti, passando per Picasso e Clement Rousseau.

Elrod House di John Lautner – Palm Springs, California

E’ il 1968 quando l’arredatore Arthur Elrod, passeggiando per Palm Springs, si innamora di un tratto brullo, scosceso, di terra e chiede all’architetto John Lautner, allievo di Frank Lloyd Wright, di progettare per lui quella che diventerà una residenza speciale, sfida alla sua contemporaneità e futuro set di film e cortometraggi.

La villa fu definita dall’architetto stesso come un’architettura senza tempo, frutto delle forme organiche e della capacità evocativa che è stata in grado di comunicare nei decenni. A stretto, anzi strettissimo, contatto con il deserto e la terra arsa, la Elrod House si presenta come un miraggio, arroccato su una altura, in competizione con il Monte Jacinto e il Monte San Gregorio, ma ammirandoli, quasi con aria di sfida.

La villa si presenta come un’architettura concreta, in calcestruzzo e vetro, che ruota attorno alla living room circolare, ricoperta da una cupola a padiglione, forte, a tratti pressante, ma sospesa, poiché appoggiata su pareti continue in vetro e acciaio, che aprono la vista sulla valle. Questo ambiente viene impreziosito da una piscina a mezza luna che comunica sia con l’interno che con la terrazza esterna.

Sospesa sulla valle, in una dimensione eterna, la Elrod House viene modellata su più livelli che seguono l’andamento del terreno, superando il confine fra interno ed esterno. Il contatto con la terra è forte, tanto da importare all’interno degli spazi domestici frammenti di roccia, del Monte Jacinto, che si impongono, quasi come fossero delle sculture, sull’uomo e sul tempo che passa.

Casa Arzale di Marco Zanuso – Arzachena, Sardegna

Anche in Italia, negli anni 60 il fermento creativo è alle stelle, soprattutto per quanto riguarda la scoperta di luoghi paradisiaci, ancora inesplorati. E’ infatti il caso della Sardegna, che ancora prima della Costa Smeralda e della serate mondane, era un luogo lontano dalla contemporaneità, invaso dalla vegetazione selvatica e cristallino come le sue acque.

Alcuni architetti e creativi si interesseranno a questa terra, fra questi l’architetto e designer, Marco Zanuso, che  tra il 1963 e il 1964, realizza due ville identiche. Le due case gemelle si trovano su un piccolo promontorio privato, fra le rocce granitiche e il mare. Saranno proprio le rocce a disegnare le due case: severe, composte, architetture in pietra, omaggio all’isola e alla sua realtà rurale.

L’architettura, delle due ville, si presenta come un volume unico, a pianta quadrata, a sua volta suddiviso in quadrati più piccoli, alle estremità, ospitanti le funzioni principali della casa. Successivamente a una delle due ville fu aggiunto un volume cilindrico, ospitante il soggiorno e rivolto verso il mare.

La suddivisione dei volumi viene disegnata dal patio, centrale, a cielo aperto, vero fulcro e focolare della casa, sul quale affacciano tutti gli ambienti: i volumi, smaterializzati negli spigoli,  ospitano ognuno le porte di accesso al patio. E’ proprio dal patio stesso che si apre, come un miraggio, un’ampia apertura che guarda il mare, e nient’altro.

L’architettura dialoga con l’acqua, emergendo dalla roccia, rispettando il luogo, poetico, che la sta ospitando. Anche gli interni infatti sono duri, come la pietra, essenziali come il mare, bianchi e candidi come la luce, calda, che invade gli spazi. Dal mare, quasi totalmente invisibili, le due ville si mimetizzano con la roccia e silenziose dominano il piccolo promontorio.

Arango Marbrisa House di John Lautner e Helena Arahuete – Acapulco, Messico

Nel 1973, Jeronimo Arango diventerà il committente della sorprendete Arango Marbrisa House progettata da John Lautner e Helena Arahuete. La casa, o meglio dire l’immenso complesso, sorge in una posizione privilegiata con un panorama mozzafiato verso la baia di Acapulco.

L’idea che genera le forme e le geometrie, o forse le non-geometrie, risiede proprio nella baia stessa che con le sue linee naturali e il suo andamento fa da guida ai due architetti. La casa di villeggiatura, infatti, è un volume fluido, in continuo movimento, instancabile la mano dei progettisti nella modellazione organica del cemento, che volge lo sguardo verso l’infinito dell’orizzonte.

Il punto centrale della residenza risiede nella terrazza, a picco sulla baia, che abbraccia la casa e la invita a rivolgersi verso il mare: risulta infatti priva di protezioni e parapetti poiché la piscina stretta e avvolgente, che percorre tutto il perimetro della terrazza fa essa stessa da barriera, simulando l’effetto di un bagno nell’infinito. L’importanza di questo luogo all’aperto viene esaltata dalla copertura curva in cemento, che inclinata permette protezione alla terrazza senza intaccare la vista e la sensazione di vuoto che la pervade.

Gli ambienti veri e propri esistono sotto la terrazza, vetrati, per godere della vista e affacciati su un prato verde. Anche negli interni gli architetti hanno voluto omaggiare la bellezza della natura scegliendo arredi comodi, organici e silenziosi, di fronte al panorama.

La sensazione di immensità e di bellezza, generate dal paesaggio di Acapulco, che Lautner e Arahuete vollero ricreare, persiste ancora oggi nella memoria e nel cemento della villa sospesa fra il mare e la montagna, fra la terra e il cielo.

Foto Copyright: Stahl house, Julis Shulman e Calum York – Villa Mondadori, Francois Hallard e theartoftheroom.com – Elrod house, Leland Y.Lee e Nelson Moe Propeties – Arango House, Julis Shulman e Jan-Richard Kikkert – Zanuso house, Stefano Ferrando

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