Scultura e memoria. Intervista a Deborah Graziano

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Deborah Graziano

L’artista Deborah Graziano, spinta da una costante attività di ricerca e da un’acutissima sensibilità, coniuga la raffinata abilità tecnica con una tendenza concettuale e onirica.

Le sue opere, di singolare potenza espressiva, sembrano evocare un’altra dimensione e un tempo perduto, custodito nella memoria e nella materia, mantengono un legame saldo con la scultura intesa in senso tradizionale, e al tempo stesso, la rinnovano con un vocabolario espressivo originale e contemporaneo.

Le sculture polimateriche di Deborah, un amalgama balzano di figurativismo e astrazione plastica, concepite con un linguaggio essenziale e minimalista, si nutrono di storia passata, esprimono l’intima necessità di raccontarsi, intendono porsi come manifestazione tangibile di una vicenda personale e familiare.

Leitmotiv del corpus di opere della giovane artista calabrese è la rappresentazione umana, tra vero e illusorio, tra allusione metaforica e resa realistica, un repertorio di particolari anatomici – mani, piedi, bocche – isolati dal contesto d’origine, dai quali emana un senso simbolico e archetipico. La Graziano trasforma la scultura in racconto.

L’abbiamo incontrata per un’intervista.


Alessia Cortese. Deborah, hai un background formativo e professionale piuttosto singolare. Dall’ingegneria alla scultura. Cosa ti ha spinto a questo cambio di rotta? E quando è cominciata quest’avventura nell’arte?

Deborah Graziano. È cominciata da poco tempo ma, più che un’avventura, è una passione che dura da tutta la vita. Dopo la laurea ho cominciato a mal sopportare tutto questo raziocinio, a cui mi aveva condotto il percorso di studi che avevo scelto, e ho iniziato a concentrarmi sull’unica cosa che mi dava veramente stimoli e soddisfazione, l’arte.

Deborah Graziano
Deborah Graziano

AC. La scultura è una disciplina artistica “fisica”, a partire dal suo processo realizzativo, è l’arte del dare forma. Cosa si prova a manipolare la materia per creare un’opera plastica?

DG. Manipolare la materia è come dare vita e forma ai pensieri e ai propri stati d’animo. Lo considero sempre un momento estremamente sincero e liberatorio, di profondo contatto con sé stessi.

AC. Le tue sculture sono ibridazioni di gesso, pellame, cera d’ape, “oggetti della memoria” ed elementi concettuali. Ci potresti illustrare la scelta di questi materiali?

DG. Gli elementi che utilizzo sono sempre ricchi di storia, dalla cera d’api e i pellami, eredità dei nonni materni, ai più disparati pezzi di ferro che recupero periodicamente dalla mia cantina, oggetti logori e arrugginiti che raccontano della fatica di chi li ha usati. È il mio modo per restituirgli dignità, non chiamatelo accumulo seriale.

Deborah Graziano
Deborah Graziano

AC. È difficile discorrere d’arte senza parlare di sé. Quanto c’è della tua storia, dei tuoi ricordi, della tua vita intima, nelle opere che realizzi?

DG. C’è molto della mia storia in quello che faccio. Tiro fuori tutto ciò che a parole difficilmente riesco a descrivere, e in un certo senso, questo processo mi aiuta a guardare le cose con occhi diversi, affrontando il passato con la dovuta tenerezza, o il dovuto distacco.

Deborah Graziano

AC. L’arte è una straordinaria manifestazione della creatività umana, un linguaggio universale che parla per immagini, che usa un codice di segnali e di simboli per esprimere un messaggio, è una forma di comunicazione in quanto capace di condividere emozioni ed esperienze. Cosa dicono le tue opere scultorie? Quali messaggi vogliono comunicare?

DG. I miei lavori vogliono stabilire un contatto umano con chi li osserva, vogliono dire che non tutte le debolezze e le fragilità, insite in ognuno di noi, che troppo spesso, per disagio o per vergogna, nascondiamo sotto un tappeto, vengono per nuocere.

Deborah Graziano
Deborah Graziano

AC. L’aspetto formale delle tue sculture è spesso del tutto svincolato dalle scritte che le denominano, una non corrispondenza tra oggetto e parole, uno spostamento di senso che disorienta lo spettatore e svela le infinite possibilità del pensiero. A tal proposito, qual è l’elemento iniziale che innesca il processo creativo? E cosa ritieni sia più importante? Il concetto, l’idea espressa, o il risultato estetico e percettivo dell’opera?

DG. Sì, è verissimo, i nomi che do ai miei lavori non corrispondono mai letteralmente a ciò che ci si trova davanti, bisogna leggerli sempre con un velo d’ironia. Personalmente tengo moltissimo all’aspetto allegorico di un’opera e a quello che vorrei arrivasse agli altri, sebbene mi interessi anche ottenere un risultato estetico gradevole, il concetto che sta dietro è fondamentale.

AC. Hai presentato le tue opere all’ultima edizione di Paratissima Art Fair, a Torino, premiata tra i migliori talenti emergenti, e alla ONART GALLERY di Firenze con la mostra “Facciamo Che io sono”. Esposizioni e progetti futuri?

DG. Collaborerò ancora con la Onart Gallery di Firenze, a febbraio ci sarà una mia personale alla Mamo Gallery di Milano, e parteciperò a una residenza artistica a Siracusa, in primavera. Spero di continuare su questa lunghezza d’onda, confrontandomi e apprendendo il più possibile anche da realtà nuove e diverse da quella in cui vivo.

Foto Copyright | info: Deborah Graziano – deborahgraziano.it

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Tag: Interviste, Sculptures, Deborah Graziano.
Articolo di Alessia Cortese

Alessia Cortese

Fotografa freelance. Aspirante giramondo. Perdutamente innamorata di Max Ernst, Jane Austen e Georgia O'Keeffe. La musica è il mio pane quotidiano.

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