Atlas, La principessa e il cacciatore

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C’è una persona che guardiamo allo specchio ogni mattina, appena svegli, occhi spenti e quasi chiusi. E’ una vista sfuocata ma tutto sommato rassicurante.

Risponde a scatti, con fatica, ai nostri comandi: lo spazzolino va su e giù e una manciata d’acqua in faccia e tutto si distende.

Ciò che vediamo ci appartiene, la sicurezza del possesso, del comando, dell’opinione, del proprio io.
Sorride, ci sorride.
Il controllo

E’ inutile transumare parole sull’IO, filosoficamente, politicamente o simili,
chi siamo
dove andiamo
perché la tipa di ieri non m ha risposto
sono domande che qua non ci interessano, la risposta appartiene a qualcun altro di più imparato, lesto nel leggere le trame del quotidiano, meno nel rispondere, geloso del proprio sapere, spaventato da quello che potrebbe dire…o dirsi…

Perciò via, togliere il superfluo, non è questo il punto, la velocità innanzitutto, pertanto arriverò al punto, okay, scusate l’attesa.
Perché è questo la chiave: la velocità.

Ero partito così bene, così svelto a raccontare una storia, già ci si immaginava la colazione, la macchina, il lavoro, i colleghi, oggi piove, quella mail che devo mandare e la benzina, cazzo devo fare la benzina sennò col culo che ci arrivo al lavoro… cose così no?

NO

Voglio parlare del terrore del risveglio

Di quanto è scontato alzarsi, pantofolare lenti fino al bagno e salutarsi allo specchio
Di alzare la mano e ottenere rassicurante risposta.

Ma non ho intenzione di parlare di specchi, artriti o di mancati saluti

Ma di Tiziana, la ragazza che per trent’anni se la chiamavi così si girava, immediata, la ragazza del fazzoletto intorno al collo, per intenderci.
Sono insensibile?
Sono colpevole, poche palle, il politicamente corretto vada a fanculo e balle non voglio raccontarne
Sono uno di quelli che ha riso, e pure divertito, e non mi importa essere uno dei tanti o uno dei pochi

ho riso, punto

Fiumi furibondi di parole, di leggi che devono essere fatte e perché non le fanno, programmi in tv, share, pubblicità e divani per signori che educatamente espongono il proprio pensiero per signori che guardano seduti sul divano.
e ognuno che si fa la propria idea, e propria non è sinonimo di personale, e neanche di autonomia intellettuale o di libero arbitrio

proprio per niente

E’ la sagra del lo dico io, lo dico più forte, lo dico più veloce, lo dico più meglio
l’importante è far ridere l’amico per primi con una foto che ancora non ha visto.
Qualunque sia il contenuto non è importante
Perché l’opinione è comune, è virale, non ti sei già fatto la tua idea che già appartiene alla massa, a tal punto radicata che per emergere dal pensiero comune la chiave per distinguersi è urlare o ridere più forte.

Parliamoci chiaro, il popolo del web, quello che ha salvato vite con quegli agrodolci spot personali del secchio in testa, o che si commuove per un tenero e un po’ goffo cucciolo su youtube che guarda mamma come è tenero, è quello che ha ucciso Tiziana.

Nessuna paternale, tranquilli, non avremo problemi a guardarci allo specchio, perché è vero, lo sappiamo che siamo brave persone, dopotutto ne siamo certi
quello che vedo riflesso è quello che sono.

Ma quando la mano che si alza è solo una?
Quando quel viso che vedi tu, non è quello che vedono gli altri?

Non credo che un libro letto in più o in meno faccia la differenza, non credo ci sia un rimedio favoloso.

Siamo figli dei nostri tempi, che sono più veloci di noi, e dobbiamo fare di tutto per starci dietro, già la mattina siamo lenti, togliamolo quello specchio.

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