La fotografia di Ben Thomas, tra spazi urbani color pastello e città ipnotiche

Ben Thomas

Il colore pastello, l’assenza di ombre e il metafisico surrealismo delle fotografie di Ben Thomas è un momento di puro piacere per gli occhi.

Il fotografo e film-maker australiano nato ad Adelaide si è sempre concentrato sugli spazi urbani in cui noi tutti viviamo; è da questo studio che nascono i suoi maggiori progetti, ed è anche il motivo che l’ha reso celebre nel mondo della fotografia, consentendogli di ottenere diverse nomine, tra cui quella di Hasselblad Master nel 2018.

Ben Thomas

La sua è una produzione molto vasta, tra i progetti più rilevanti è Cityshrinker, 2007, che ebbe un grande successo e venne considerato uno dei maggiori progetti pionieristici sul tilt-shift, cioè obbiettivo decentrabile.

Per obbiettivo decentrabile si intende una particolare tecnica che viene utilizzata spesso per la fotografia di architettura, dato che rende più preciso lo scatto e permette di correggere le imperfezioni prospettiche, resa possibile grazie alla versatilità dell’obbiettivo stesso.

Nel 2012 invece Thomas propone Accession, progetto ipnotico, reso tale grazie all’utilizzo di specchi e caleidoscopi che creano delle ripetizioni del tessuto urbano. Sono recenti invece gli ultimi due progetti, Chroma e Chroma II, risalgono al 2015 il primo e al 2016 il secondo, a cui seguirà Chroma III.

Questa volta il fotografo comunica attraverso il colore e le superfici, che rende quasi piatte optando per una totale assenza di ombre. Con l’intento di riflettere tramite la sua visione pastello la società, e di dimostrare come essa plasmi il suo mondo, la sua città ed il luogo in cui vive.

Post di Federica Comoretto

Foto Copyright: benthomas

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