Il Cretto di Burri nelle fotografie di Daniel Farò

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Una stradina tortuosa, bruciata dal sole, si snoda verso l’interno del trapanese fino a condurci, dopo chilometri di desolata assenza umana, ad un cumulo di ruderi. Ne rimasi veramente colpito. Mi veniva quasi da piangere e subito mi venne l’idea. […] Io farei così: compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cretto bianco, così che resti perenne ricordo di quest’avvenimento. Ecco fatto!

– Alberto Burri

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un violento terremoto colpì una vasta area della Sicilia occidentale, tra le province di Palermo, Agrigento e Trapani. Gibellina, sita sul pendio di una collina, nella Valle del Belice, fu rasa al suolo. Dopo il sisma, la Città Nuova fu riedificata a una ventina di chilometri dalle rovine del vecchio abitato e, su iniziativa dell’allora sindaco Ludovico Corrao, numerosi architetti e artisti accorsero per contribuire, con le loro opere, alla “città d’arte” in costruzione. Tra questi Alberto Burri, il vate della materia.

Lì dove la Natura Matrigna aveva spiegato il suo velo di morte e di distruzione, Burri pensò di realizzare una colossale opera di Land Art con la tecnica del cretto, trasformando le macerie dell’insediamento originario in un’opera d’arte, che fosse monumento evocativo, memoria perenne di quel dramma umano e ambientale. Il Cretto di Gibellina si estende come un grande sudario di cemento e detriti sulla terra ferita, un mantello gibboso di color écru, frastagliato da passaggi che sorgono come crepe in un terreno brullo, e che riprendono il tracciato delle antiche strade del paese.

I lavori per il Cretto, avviati nel 1985, furono interrotti nel 1989 e ultimati solo nel 2015, in occasione del centenario della nascita dell’artista umbro.

Il fotografo italo – tedesco Daniel Farò ha immortalato lo scenario mistico e metafisico, tra natura e artificio, dell’opera di Burri, realizzando una personale e suggestiva interpretazione di uno dei più importanti atti creativi del Novecento.

Attraverso giochi sottili di luce e geometrie, Farò ha saputo catturare, con estremo lirismo, l’essenza di questo luogo, cogliendone il senso più profondo e la straordinaria potenza visiva.

Nelle sue fotografie, dalle notevoli qualità estetiche, e dall’apparenza pulita ed essenziale, le immense superfici screpolate sono imbevute di sole, una sensazione di pace profonda e di silenzio si sprigiona tra i vicoli bianchi, che si stagliano contro il cielo azzurro dell’estate siciliana, un’estate che profuma di fiori d’arancio e ginestrella; i cespugli e i ciuffi d’erba, che imperlano l’altura tutt’intorno, fanno da cornice al gigantesco labirinto, tra le cui fessure la tragedia diviene poesia silenziosa.

Foto Copyright: Daniel Farò – daniellucasfaro.com

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Tag: Land Art, Daniel Farò, Architecture Photography.
Articolo di Alessia Cortese

Alessia Cortese

Fotografa freelance. Aspirante giramondo. Perdutamente innamorata di Max Ernst, Jane Austen e Georgia O'Keeffe. La musica è il mio pane quotidiano.

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