Estudio Barozzi Veiga, tra Specificità e Autonomia

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Estudio Barrozzi Veiga

Estudio Barozzi Veiga, fondato nel 2004 a Barcellona da Fabrizio Barozzi e Alberto Fernandez Veiga, pone le basi del proprio operare su un paradosso composto di due elementi: specificità e autonomia.

Attraverso una profonda ricerca delle singolarità di ogni contesto, la specificità è il valore primo per potersi riallacciare alla tradizione propria del luogo, preservandone e alimentandone la storia. L’autonomia può sembrarne di conseguenza una contrapposizione: l’edificio, sebbene modellato e cucito dal materiale storico e geografico, deve però reggersi e tendere verso idee altre.

Ed è da questa intenzione che nasce un percorso sottrattivo volto a una sempre più forte semplificazione dei volumi, una ricerca materiale della disciplina.

Il seme forte è quindi il punto di equilibrio di questa dicotomia, una mano sensibile che disegna consciamente idee altre.

Estudio Barrozzi Veiga

La nuova sede per il Centro promozionale della D.O.C. Ribera del Duero, a Roa, è il progetto chiave per comprendere questa sensibilità.

Il programma progettuale prevedeva il recupero dell’Ospedale di San Juan e un suo ampliamento per creare gli spazi amministrativi della casa vinicola.

La localizzazione è l’aspetto attorno al quale il seme progettuale gravita e si delinea: posto sul margine del borgo medioevale, l’edificio si relaziona con il tessuto urbano e parallelamente con la scala dell’orizzonte. Ne nasce un progetto duale, sensibile nel ricucire un vuoto urbano ma capace di acquistare forza nel confronto con lo sconfinato paesaggio.

Estudio Barrozzi Veiga

Cuore del progetto è lo spazio pubblico a belvedere, incorniciato dagli affiori del programma ipogeo e dal retro della torre che crea frammenti del quadro naturale. L’inconsueta attenzione allo spazio vuoto ha portato al recupero degli elementi della preesistenza, quali gli archi della chiesa, così da trasformarli e utilizzarli come lucernari per gli ambienti interrati.

Con i suoi sei piani, la torre è l’elemento di sutura tra il borgo medioevale e la scala naturale ed è opera materiale di una sintesi tra specificità e autonomia del progetto. Tramite l’Arenisca del Pinar, la pietra locale, e il recupero di un archetipo architettonico castellano, lo Studio spagnolo si riallaccia con delicatezza all’identità del contesto, proiettandolo con forza nel contemporaneo attraverso forme pure, senza tempo.

La sensibilità nei confronti delle due differenti scale e l’equilibrio tra gli elementi specifici e autonomi rievocano sorprendentemente la disciplina rinascimentale dell’intervento del Rossellino a Pienza o del Palazzo Ducale di Urbino.

Una sensibilità, fortunatamente, riconosciuta e definita dalla giuria del Premio Internazionale di Architettura Barbara Cappochin 2011 come “la capacità di sintesi e semplicità che risolve il delicato rapporto tra contemporaneità del progetto, paesaggio esistente e storia dei luoghi”.

Foto Copyright: Mariela Apollonio, Estudio Barozzi Veiga

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Articolo di Davide Maria Zema

Davide Maria Zema

Laureato in Architettura. Affascinato da chi taglia tele per ricercare l’infinito.

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